Notizie tratte dal libro di:
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Cristina Feltrin e Nicoletta Bötner TREVIGNANO E LA SUA STORIA II EDIZIONE AGGIORNATA Maggio 2000 In occasione del Primo raduno Mondiale dei Trevignanesi Tipografia Volpaghese ® Tutti i diritti sono riservati. Vietata la riproduzione totale o parziale. |
IL COMUNE DI TREVIGNANO
Il Comune di Trevignano, nato per decreto napoleonico nel febbraio 1810, è diviso in quattro frazioni: Trevignano, Falzè, Musano e Signoressa, e fa parte del Comprensorio di Montebelluna. Confina a nord-ovest con Montebelluna, a nord-est con Volpago del Montello, a sud-ovest con Vedelago, a sud con Istrana e a sud-est con Paese.
La posizione di Trevignano, compreso fra comuni di grande rilevanza storica ed economica, ha fatto sì che il comune abbia sempre subito l'influenza di volta in volta delle popolazioni dei vari paesi circostanti come Cornuda (a nord-ovest), Montebelluna, Castelfranco (a sud-ovest), Treviso (a sud-est) ed Asolo (a nord-ovest); paesi che ne hanno modificato l'aspetto economico e culturale. Non tutte le frazioni però hanno subito le stesse influenze perchè non tutte dipendevano dallo stesso paese e gravitavano perciò attorno a poli culturali diversi spesso opposti fra loro. Questo ha fatto, nel tempo, di Trevignano, una zona disomogenea, slegata, in concorrenza con i paesi vicinanti e spesso teatro di numerosi conflitti fra le frazioni stesse. Per diversi secoli infatti, due frazioni (Trevignano e Falzè) dipendevano da Montebelluna mentre le altre due (Signoressa e Musano) erano sotto il diretto controllo di Treviso. Ancor oggi, naturalmente in maniera completamente diversa, questa rivalità si sente ancora e si traduce però solo in un sano spirito di competizione nelle attività agonistiche o nell'organizzazione delle feste paesane.
La zona dal punto di vista geografico è compresa fra il Montello a nord-est, il Piave ad est e la città di Treviso a sud-est e compresa nel triangolo viario delle statali numero 348, Feltrina che collega Treviso con Feltre passando per Signoressa (ad est), la statale numero 53 Postumia da Treviso a Castelfranco (a sud) che collega anche ad ovest Castelfranco con Montebelluna attraverso Caerano di San Marco. Le vie di comunicazione sono articolate lungo tutto il territorio comunale: la Feltrina; la Postumia; la provinciale numero 69 Schiavonesca, che attraversa il Comune in senso orizzontale passando per Signoressa Falzè e Trevignano, provenendo da Nervesa verso Istrana e Vedelago; la provinciale numero 100 che collega Treviso, Musano, Falzè e Montebelluna e la provinciale numero 68 che collega Badoere, Istrana, Trevignano e Montebelluna. Inoltre il Comune è collegato a Treviso e Montebelluna dalla linea ferroviaria (risalente al 1884) e con la stazione a Signoressa.
Il terreno della zona è di origine alluvionale, il fertile manto rossastro di superficie è molto ghiaioso e quindi molto permeabile, questo fa sì che nel sottosuolo scorrano numerosi corsi d'acqua trattenuti da uno strato argilloso; la conformazione del sottosuolo e la vicinanza della faglia fa si che la zona sia considerata altamente sismica, ne sono testimonianza i numerosi terremoti che si sono succeduti nei secoli.
Quando 18.000 anni fa il mare si ritirò, lasciando scoperto il territorio dell'attuale penisola italiana, in tutto il Veneto restarono a conferma della presenza delle acque numerosi fossili; con il trascorrere del tempo la fauna della zona si modificò radicalmente, a causa anche dei cambiamenti climatici, si succedono il mammut (il cui scheletro ritrovato è ancora visibile), l'orso, il lupo, cervi di varia specie, il cinghiale e l'antilope; tutti sostituiti adesso con altre specie spesso importate dalle popolazioni dell'est, che nel trasferirsi nella pianura veneta hanno portato con loro vari animali domestici (come pare anche il cavallo1). Oggi possiamo ancora vedere nelle campagne e nei boschi della zona: tassi, volpi, ghiri, lepri, marmotte, faine, ricci, uccelli migratori come quaglie, beccacce, tordi, colombacci, ecc.; mentre stanziali sono il passero, la civetta, il cuculo, l'usignolo, il merlo, la gazza, ecc.. La grande presenza di cacciagione fa si che l'attività venatoria sia molto diffusa, tanto che spesso nelle riserve di caccia la gente del luogo allestisce i "roccoli", capanni improvvisati per l'uccellagione2; naturalmente la diffusione di questi animali fa si che la selvaggina divenga un caposaldo della culinaria. Anche se le acque dei canali sono discontinue come portata e flusso, la pesca sul Canale della Brentella e della Vittoria ? molto diffusa, arricchendo le tavole dei trevignanesi di anguille, trote, cavedani, ecc.
Anche la vegetazione si è modificata, sia per opera delle mutazioni climatiche che dell'uomo, esempio più lampanteè il Montello che da una foresta di pini silvestri si è trasformata in un bosco di querce, noccioli, betulle, olmi, faggi, robinie, castagni e gelsi, con un sottobosco di funghi e felci.
Assieme a Caerano di San Marco, il Comune di Trevignano è l'unico del comprensorio di Montebelluna a non essere ricoperto da boschi ma ad essere interamente pianeggiante; è interessato infatti da numerosi insediamenti agricoli con prevalenza di coltivazioni di mais, rotazione di cereali, lino, segala, gelsi per i bachi da seta, oltre a numerosi vigneti e frutteti e nel passato sorgo rosso. Il clima continentale rende la zona particolarmente adatta alle coltivazioni (caratteristica confermata anche dalle frequenti invasioni barbariche, attirate dalla mitezza del clima), anche se le frequenti grandinate costituiscono da sempre un problema, tanto da portare gli agricoltori a costituire delle organizzazioni contro questa piaga dell'agricoltura.
Note Bibliografiche
1 R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit.
2 ibidem.
3 ibidem.
MONTEBELLUNA E TREVISO
Il Comune di Trevignano, che ora gode di un'identità territoriale e amministrativa ben definita, ha da sempre subito l'influenza di Montebelluna e di Treviso.
Montebelluna con la sua vicinanza, dista solo 5 km, con il castrum ed il mercato franco ha da sempre rappresentato un centro di vitale importanza per l'economia di tutti i comuni limitrofi e di Trevignano in particolare. Infatti Trevignano sin dall'epoca romana era diviso in due parti; la prima, che comprendeva Falzè e Trevignano e dipendeva da Montebelluna, e l'altra, che comprendeva Signoressa e Musano e faceva capo direttamente a Treviso.
Ancora oggi Montebelluna commercialmente ed industrialmente molto sviluppata, vede concentrati nel suo territorio una serie di servizi utilizzati da tutti i paesi del comprensorio e da Trevignano in particolare, mentre Treviso, città di antichissime tradizioni, che da sempre ha dominato l'intera Marca ancor oggi come capoluogo di Provincia, continua ad esercitare il suo controllo sul territorio e la sua influenza dal punto di vista artistico e culturale su tutti i Comuni della Marca, Trevignano compreso.
IL MONTELLO
Il Montello situato a nord-est del Comune di Trevignano, a nord di Treviso ed alla destra del Piave, con la sua tipica forma a schiena di ippopotamo3, costituisce un rilievo a terrazzi alluvionali risalente al periodo post-glaciazione. Appartenente ai comuni di Crocetta, Giavera del Montello, Montebelluna, Nervesa della Battaglia e Volpago; ricopre una superficie di 6000 ha e raggiunge un'altitudine massima di 360 metri .
Di forma ellittica si estende per tutta la lunghezza di 20 km da Montebelluna a Nervesa della Battaglia; isolato fra le pianure venete è importante dal punto di vista geologico e geomorfologico come spartiacque; pare infatti che il Piave da prima si gettasse nel Sile girando a destra, invece che a sinistra, del Montello come ora. Il collegamento del Montello con il Piave è riscontrabile anche nella costituzione dei suoi elementi, infatti solo una geomorfologia comune spiegherebbe la sua tipica terra rossa e calcarea.
Il Montello è un rilievo di 15.000.000 di anni con fenomeni carsici, doline e caverne che ospitano una ricca fauna, in particolare insetti, e che ne faù il paradiso degli speleologi.
Il Montello ha sempre avuto un ruolo importante nella storia del territorio: nella preistoria la sua posizione e la sua caratteristica di riparo dai venti ha fatto sì che le prime popolazioni scegliessero la zona come stanziamento preferenziale, dimostrato da notevoli scoperte archeologiche che testimoniano la presenza di vari popoli paleolitici nella zona. I numerosi ritrovamenti di selci e manufatti sono tuttora conservati nel museo civico di Crocetta del Montello. Quando la popolazione degli Euganei viene scacciata dai Veneti il Montello diviene nuovamente un rifugio per le genti della zona; in seguito diviene una meta usuale per numerosi eremiti perch? offre quell'isolamento ed quello stretto contatto con la natura che tanto ricercano.
Nel periodo romano l'altipiano faceva parte della Selva Fetontea che andava dalle foci del Tagliamento a quelle del Po.
Nel tardo Medioevo la selva, ricchissima di querce e di grossi alberi, oltre che di selvaggina, subisce uno sfruttamento indiscriminato da parte delle popolazioni della zona che rischiano di comprometterne seriamente la sua integrità.
Nel 1471 la Serenissima pone forzatamente la zona sotto la sua tutela proclamando il Montello "Bosco Bandito", non tanto per amore naturalistico ma perchè il legname del bosco era essenziale alla Repubblica di Venezia per numerosi impieghi ed in particolare al suo arsenale per la costruzione ed il rimessaggio della flotta. I veneziani catalogano tutti gli alberi e li selezionano a seconda dell'utilizzazione che potevano avere nell'economia della Repubblica. La tutela viene esercitata applicando pene molto severe ai contravventori e questo porta naturalmente allo scatenarsi di grandi lotte fra la Repubblica e le popolazioni povere della zona, che si sentono defraudate di un bene che dopotutto apparteneva loro da molto tempo e soprattutto da prima della venuta dei veneziani.
Nel 1797, con la caduta della Serenissima il bosco passa a Napoleone che non ha alcun interesse alla sua tutela e in mancanza di sorveglianza adeguata viene preso d'assalto da braccianti nullatenenti che vengono chiamati "bisnenti", veri e propri briganti che oltre a distruggere la zona rendono il Montello un luogo molto pericoloso.
Il 1892 segna la fine del Montello come riserva naturale poichè il demanio lo divide in poderi che vengono dati a privati: la partizione viene segnata da strade parallele che lo tagliano nella larghezza, chiamate "prese".
Nel 1918, alla fine della Prima Guerra Mondiale, dato che dal Montello parte la prima controffensiva italiana che porta alla vittoria, a ricordo della battaglia viene edificato l'ossario dei Caduti ed il monumento a Francesco Baracca.
Oggi solo 2500 ha su 6000 sono ricoperti di alberi, in prevalenza robinie di scarso valore; si sono persi il grande bosco di querce e roveri, tutta la fauna e la flora legata a quel biotipo, oltre che un grosso polmone verde per tutto il Veneto.
Il bosco oggi è spesso meta di gite domenicali grazie anche a numerose aree attrezzate, alla possibilità di fare escursioni nelle numerose grotte e alla possibilità di fare una raccolta (regolamentata) di varie specie pregiate di funghi.
CANALE DELLA VITTORIA
Lidea di realizzare un canale che, passando attraverso 19 Comuni della Marca Trevigiana, irrigasse 30.000 ha di terreno, risale al 1886.
Trentanni più tardi, la Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana decide di riesaminare il primo progetto e di lanciarsi nellimpresa che comunque subisce una brusca battuta darresto dovuta agli eventi bellici (Ritirata di Caporetto).
Finita la guerra, finalmente si compie il primo decisivo passo verso la realizzazione dellopera; il 15 agosto 1921 viene costituito il Consorzio intercomunale destra Piave-Nervesa per la derivazione del Canale della Vittoria. Il Consorzio, formato dai diversi comuni interessati, tra i quali Trevignano, per lennesima volta prende in esame lintero progetto e dopo averne commissionato nuovi studi, passa alla sua realizzazione.
Lopera che è stata portata a termine a soli quattro anni dalla fondazione del consorzio, viene inaugurato alla presenza di Re Vittorio Emanuele III nel novembre del 1925.
Il Canale che a Nervesa della Battaglia deriva dal Piave 25 m3 al minuto secondo di acqua, dopo un breve tratto si suddivide in tre altri tre canali; quello della Piavesella, quello della Priula e quello di Ponente.
Quello di Ponente, che dà origine a diverse derivazioni, è lungo 18 Km e serve, tra gli altri Comuni, anche quello di Trevignano.