VIVERE TREVIGNANO
Storia e civilta' delle Ville Venete
Notizie tratte dal libro di:
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Cristina Feltrin e Nicoletta Bötner TREVIGNANO E LA SUA STORIA II EDIZIONE AGGIORNATA Maggio 2000 In occasione del Primo raduno Mondiale dei Trevignanesi Tipografia Volpaghese ® Tutti i diritti sono riservati. Vietata la riproduzione totale o parziale. |
LE VILLE
Durante il dominio della Serenissima, anche nella provincia di Treviso si afferma e si consolida la civiltà delle ville venete.
Circa 850 ville infatti, costituiscono ancor oggi il patrimonio architettonico della provincia e di queste una decina sono presenti nel solo Comune di Trevignano.
Spesso gli studiosi nel delineare la storia di questi edifici, insistono in gran parte solo sullimportantissima opera di Andrea Palladio, le cui realizzazioni influenzano le architetture del cinquecento e dei secoli successivi. Ma per poter meglio comprendere la notevole diffusione e la continuità nel tempo di queste ville, è necessario compiere una breve analisi storica anche delle architetture che le hanno precedute.
La cultura della villa infatti non è stata dettata solo dagli architetti della Serenissima, ma è stata definita, per la prima volta, dai patrizi dell'antica Roma più di duemila anni fa.
La capillare organizzazione di cui gode la campagna allepoca, sanata attraverso la bonifica e la centuriazione e percorsa da un' efficiente rete stradale che collega le varie regioni, permette la diffusione delle ville un po' ovunque in tutti i territori dellimpero. Il cittadino romano trova nella campagna la risposta alle sue necessità e nella villa vede, oltre che un possibile impiego di capitali, un luogo per il divertimento, il riposo, il raccoglimento e lo studio. Ed è così la villa si viene sempre più a distinguere dalla semplice fattoria.
Con la decadenza dell'impero romano, il potere centrale dello Stato si indebolisce, portando ad un decentramento della ricchezza e alla frammentazione del territorio. Sono i nuovi re a dettare legge ora e a stanziarsi nelle zone di confine creando latifondi di tipo pre-feudale.
Ora le ville di questi nuovi signori tendono ad assomigliare sempre più a lussuose e ben protette regge, dove grandi portici vengono creati per raccogliere i prodotti dei campi e monumentali logge vengono costruite per celebrare la potenza e la ricchezza dei proprietari. Infatti è da queste logge, affacciate su immensi cortili, che il Signore, attorniato da fasto principesco assiste alle cerimonie in suo onore.
E' la struttura di queste ville che sarà spesso ripresa e assunta come modello significativo per quanti, nei secoli successivi, vorranno esibire la loro potenza anche attraverso larchitettura.
Le popolazioni barbariche invece, invadendo l'impero romano non stravolgono solo il sistema politico e sociale ma portano anche un modo di vita antitetico a quello latino.
Il decentramento dell'autorità, iniziato già dallimpero romano, con loro si fa ancora più netto e in concomitanza con questi profondi cambiamenti politici, si verificano anche lo sfaldamento dei sistemi agrari, la morte dei grandi assi stradali e lo slittamento dei traffici verso nuove arterie.
E' in questo periodo che il paesaggio subisce un ennesimo profondo mutamento: proliferano le selve che invadono i resti dei sistemi urbanistici romani, la rete stradale, gli acquedotti, i templi e le ville, mentre la palude sommerge molte delle campagne centuriate.
La maggior parte della popolazione vive miseramente e le abitazioni sono povere e consistono per lo più in capanne di paglia, fango e canne.
Il continuo susseguirsi di epidemie e di carestie porta ad un calo demografico provocando un progressivo abbandono delle campagne. Perciò il modello della villa sfarzosa e magnificente, che domina la campagna, va lentamente scomparendo.
In Italia e in tutto l'occidente alla complessa organizzazione agricola romana ora si sostituisce il feudo, che nel Medioevo ha la sua espressione architettonica nel castello: strumento da guerra e di potere.
Per certi aspetti il castello, chiuso e arroccato, sembra l'edificio tipologicamente più distante dalla villa e dal suo spirito estroverso che armonizza con lambiente circostante, tuttavia tra il mondo dei castelli e quello della villa un punto di contatto e di continuità si può facilmente riscontrare. Nelle ville venete infatti continuano a sopravvivere modi di vita tipici della tradizione feudale e talvolta vi si possono anche trovare alcuni elementi architettonici tipici del castello: fossati, torricelle o merlature.
Con lavvento della civiltà dei Comuni si creano una serie di strutture politiche e sociali che saranno valide anche nei secoli successivi. In questepoca si affermano anche nuovi ideali, che sono propri, non più del Principe feudale, ma di un personaggio nuovo: il borghese; una nuova figura sociale emancipata dal potere feudale. Le città ora hanno un rapido sviluppo e vedono il moltiplicarsi di botteghe di opifici e di case private nelle quali si cerca di creare un ambiente di vita sempre più confortevole.
Ma il tipo di vita che in questo periodo si conduce nella campagna trevigiana non si può certo confondere con quello dei castelli o delle ville venete. Le numerose guerre tra le Signorie continuano a rendere la campagna un luogo poco sicuro e le popolazioni perciò vivono e cercano rifugio nelle città murate. Alla villa si sostituisce la vigna, un podere suburbano, che consiste per lo più in un modesto edificio con una pergola, una fonte e che viene abitato solo nei periodi di pace.
Treviso a differenza delle altre Signorie, continua a coltivare lo spirito gaio e cavalleresco che l'ha resa famosa. La cultura feudale qui avrà un particolare sviluppo e proprio Treviso diverrà capitale della "Marca gioiosa et amorosa" e città di transito per il commercio con i paesi teutonici. Gli ideali del mondo cortigiano e del Signore, che si consolidano proprio in questo periodo, avranno echi profondi anche in seguito e verranno presi ad esempio da quello che sarà il "gentiluomo" veneziano. La sua dimora: la villa veneta, diverrà perciò uno dei luoghi ideali per manifestare questa cultura aristocratica.
Solo dunque con la Serenissima, la campagna cambierà radicalmente il suo aspetto, anche perché l'esigenza dell'uomo di vivere a contatto con la natura, di possedere un pezzo di terra, assumerà in una città anfibia come Venezia un valore del tutto particolare. La sottile nostalgia per la terra ferma, il rinnovato interesse per l'investimento fondiario, visto come alternativa al commercio, favoriscono per primi la capillare diffusione delle ville, che divengono ben presto i nuclei vitali e le tappe importanti di una nuova civiltà; quella delle ville venete.
Per Treviso in particolare, la vicinanza della città con Venezia, le vie di comunicazione sia terrestri che fluviali, costituiscono la fortuna della zona.
Infatti sarà dalla metà del 400, che inizieranno a sorgere le prime ville che diventano il vero centro propulsore e di raccolta della azienda agricola. Il loro aspetto però è il frutto di un semplice trasporto in piena campagna di alcune tipologie edilizie cittadine. L'edificio tipo, perciò presenta; una sola facciata arricchita con trifora centrale a archi trilobati e con affreschi che la ricoprono interamente, il tetto a capanna e un porticato al piano terra, che da "portico di pubblico passaggio" come in città, diventa luogo dove riporre gli attrezzi e ripararsi nei giorni di pioggia. Vicino al fabbricato principale, vengono costruiti poi anche tutta una serie di edifici rurali al servizio del fondo agricolo.
Saranno i miglioramenti fondiari, delle vie di transito e le opere di bonifica, a dare un incisivo impulso alla colonizzazione e allo sviluppo del territorio; non a caso tutte le ville che sorgeranno nei secoli successivi, verranno sempre costruite strategicamente sulle rive dei fiumi, sulle principali vie di comunicazione o comunque dove esiste una necessità economica finalizzata all'agricoltura.
La guerra di Cambrai del 1509 determina per ledilizia un periodo di stasi e la costruzione di ville si intensificherà solo più tardi, quando la situazione politica italiana ritrova un suo equilibrio e Venezia ritorna in possesso dei suoi territori.
E in questo secolo che emerge la figura di Andrea Palladio, uno dei massimi architetti di tutti i tempi. In provincia di Treviso progetta ben tre ville:Villa Barbaro a Maser, Villa Emo a Fanzolo e Villa Zeno al Donegal a Cessalto di Treviso.
Ma il Palladio, nel Trevigiano, non ha molti seguaci ed imitatori come nel Vicentino, infatti la Marca Trevigiana, anche nei secoli successivi, si dimostra sempre molto conservatrice e queste realizzazioni architettoniche illustri, quasi sempre commissionate dai patrizi veneziani, rappresentano dei singoli episodi non sempre apprezzati dai committenti e dagli architetti locali, che preferiscono invece realizzare tipi edilizi consolidati e tradizionali, piuttosto che rischiare in nuove e costose imprese.
Per tutto il Seicento nel Veneto, il grande maestro resta ancora il Palladio e nonostante la mancanza di architetti veramente geniali, la maggior parte delle ville sorgerà ed assumerà la sua attuale fisionomia proprio in questo secolo.
I nuovi patrizi ambiziosi, e con sempre maggiori disponibilità economiche, desiderano dimostrare in tutti i modi la loro potenza e larchitettura palladiana diventa il mezzo più idoneo per celebrare le loro glorie.
Frequentissimi ora sono non solo i nuovi edifici ma anche i restauri e le ristrutturazioni delle antiche dimore agricole; casoni o rustici del cinquecento vengono completamente stravolti sia nel loro interno che nel loro esterno.
In facciata vengono sovrapposti sculture o elementi architettonici decorativi come bugnati o mascheroni che posti in chiave darco si ispirano a modelli rinascimentali. Mentre nel loro interno, gli edifici ripetono per lo più le architetture precedenti, dove le varie stanze si articolano simmetricamente rispetto al salone centrale, al quale viene dato così il massimo rilievo. Il salone centrale individuabile allesterno grazie alle sue sopraelevazioni a timpano, è spesso a tuttaltezza e viene interrotto in corrispondenza del secondo piano da un ballatoio in legno. Su questa struttura che corre a sbalzo lungo ogni lato del salone, si affacciano le porte e le finestre degli ambienti superiori.
Le pareti del salone centrale e quelle di tutte le sale nobili vengono poi interamente affrescate con scene allegoriche e con suggestive vedute prospettiche.
In queste ville predomina il gusto per la spettacolarità e si afferma anche lamore per i giardini che ora vengono lentamente sostituiti alle adiacenze agricole.
Nel Trevigiano, in questo secolo, è molto attivo larchitetto Andrea Pagnossin, che si può considerare uno dei pochi se non lunico cultore, con una certa originalità, dello stile palladiano e proprio a Trevignano, sorge una delle sue maggiori realizzazioni: Villa Onigo.
Ma Villa Onigo, anche se la più imponente, non è lunica villa seicentesca presente nel comune. Di questo periodo infatti sono anche: Villa Coletti in piazza a Musano, della cui originaria costruzione oggi però non rimane che la torretta colombera e Villa Manin in via Cornarotta a Falzè.
Villa Manin, si presenta ancor oggi come un imponente edificio a tre piani. Lepoca della sua costruzione e la struttura stessa delledificio, lasciano supporre che la facciata a mezzogiorno, presentasse un frontone, in seguito demolito. La facciata ad ovest, invece conserva ancor oggi il suo caratteristico aspetto dove un portale ad arco, un poggiolo centrale al terzo piano e due camini sporgenti e cilindrici alla sommità, ne arricchiscono il prospetto.
Allinterno decorazioni a fresco con vedute prospettiche ornavano le pareti delle sale nobili, mentre pavimenti alla veneziana dai bellissimi disegni, ne completavano la decorazione.
Il complesso di Villa Manin comprende anche un edificio di semplice architettura che sorge a sinistra della villa e che è stato recentemente restaurato ed una severa barchessa ad archi in cotto rustico, impreziosita da lesene dordine dorico.
Nel settecento, secolo dei lumi e periodo di massimo splendore per la Serenissima, la vita che si svolge nelle campagne subisce un radicale cambiamento. Infatti, la nuova generazione di patrizi veneziani si trasferisce in massa nella terraferma non per cercare di amministrare bene le rendite della campagna e per seguire la produzione, ma vi si reca semplicemente per villeggiatura o per puro divertimento.
Infatti i veneziani si trattengono fuori stagione, ignorano il ciclo delle stagioni e delle ore del giorno, i loro costumi si corrompono e la loro principale occupazione diviene "scimmiottare" i nobili. Questi nuovi abitanti della campagna non si adeguano più allumile vita campestre e invece portano con loro lo sfarzo ed il tumulto della città.
Perciò attorno alle principesche dimore sorte nei secoli precedenti, si fanno sempre più frequenti le modeste ville dei nuovi borghesi. Il loro modo di vivere viene trasferito in pieno in queste dimore di campagna e le ville che sorgono ora perciò riproducono lo schema della casa veneziana. Gli edifici presentano spesso un "portego" centrale e stanze laterali nellinterno, mentre all'esterno un frontone viene applicato sopra la linea di gronda e aggiunto anche agli edifici antichi preesistenti. Nei primi esempi, il frontone è ancora legato allo schema del pronao, perciò nella facciata vengono disegnate anche finte paraste. Ma già a partire dalla metà del secolo, questi elementi spariscono ed il frontone viene utilizzato come unico elemento decorativo che slancia la costruzione.
Come per le ville seicentesche, allinterno delledificio, in corrispondenza del frontone vi è il salone centrale che viene utilizzato come belvedere o come sala della musica.
Le decorazioni delle sale nobili continuano ad essere realizzate con stucchi ed affreschi, ma già dalla metà del settecento, gli stucchi con motivi a tralci vegetali e fiori vengono preferiti agli affreschi.
In questo secolo anche nel comune di Trevignano sorgono nuove ville o ne vengono riadattate alcune seguendo i dettami stilistici dellepoca.
A Falzè, in via Contrada, viene costruita Villa Oniga, già Pasqualetti. Bassa e graziosa, è una costruzione a due piani il cui corpo centrale viene evidenziato dal frontone e da un poggiolo in pietra situato al primo piano. Allinterno, le sale del pian terreno, presentano travature lignee a vista mentre stucchi settecenteschi a più colori decorano pareti e i soffitti delle sale del primo piano. Il complesso della comprende anche una barchessa che con un arco dangolo sorge a sinistra delledificio.
Sempre a Falzè, in via Villette, poco distante da Villa Pasqualetti, sorge un altro palazzo a due piani dalle semplici linee architettoniche. Costruito verso la fine del 600, presentava in facciata principale, due camini sporgenti con fumaiolo cilindrico e una scala esterna a due rampe con ringhiera in ferro. Lingresso principale e le finestre del primo piano erano ad arco. Internamente le sale presentavano soffittature lignee a vista e pavimenti ora in cotto (pian terreno) ora alla veneziana (piani superiori) Parte degli elementi architettonici che ornano la facciata come i fumaioli cilindrici dei caminetti e le finestre ad arco, sono ancor oggi mantenuti, mentre internamente ledificio ha subito notevoli modifiche in seguito alle diverse destinazioni duso impostegli. Infatti tra il 1946 ed il 1956 è stato adibito ad ufficio postale, per poi divenire osteria.
A Musano, invece, sempre in questo secolo, viene ristrutturato ledificio che è sito in via Castello. Il palazzo a due piani, era stato costruito nel 1628, come testimonia uniscrizione incisa sotto il poggiolo in pietra del primo piano.
Un frontone sopra la linea di gronda, in corrispondenza dei saloni centrali, decora la facciata principale. La cornice di gronda è sostenuta da dentelli in cotto che si infittiscono in corrispondenza del frontone. Anche questedificio, nel suo interno presentava una disposizione planimetrica degli ambienti e una decorazione delle sale tipica delle ville dellepoca e di cui attualmente restano solo alcune tracce. Il complesso comprende due barchesse laterali, che staccate dal corpo centrale, e prive di intonaco, hanno ciascuna cinque arcate. Adibite, come la villa, ad abitazione privata, hanno subito notevoli modifiche e mantengono per ora un discreto stato di conservazione.
Con la caduta della Serenissima si apre la grande crisi delle ville venete e le nuove costruzioni che sorgono oltre ad essere poco numerose non sono neanche di grande pregio. Molte delle ville vengono abbandonate o modificate seguendo le nuove esigenze dei committenti o le nuove tendenze architettoniche. Ad esempio, proprio per seguire la moda dellepoca, il pronao di molte ville seicentesche viene demolito o trasformato in un semplice terrazzo con labbattimento dello scalone che lo collega al giardino.
Malamente restaurati, spesso in questi edifici, vengono coperti gli affreschi con calce ed intonaci vari e sostituite le travature lignee a vista con modeste soffittature.
A Trevignano, ottocenteschi sono: il Palazzo Oniga Farra, in via Contrada, a Falzè e la Villa Pomini, in via Mazzini, sempre a Falzè.
Palazzo Oniga Farra, sito proprio di fronte alla chiesa è cinto da un altissimo muro e si presenta come una modesta costruzione a tre piani. La sua facciata principale viene ingentilita dalla presenza di cornici floreali su tutta la finestratura del primo piano e dallo stemma gentilizio della famiglia Oniga Farra.
Internamente, i soffitti delle sale del pian terreno presentano decorazioni a tempera, mentre quelli dei piani superiori sono costituiti da semplici travature lignee.
Un vasto giardino circonda ledificio, mentre unimponente barchessa con grande arco centrale, si estende a sud delimitando la proprietà.
In buono stato di conservazione, il Palazzo Oniga Farra, già scuola media, ha ospitato un club privato, mentre la barchessa è adibita ad abitazione.
Nellarea di fronte alla chiesa e vicino a Palazzo Oniga Farra, è sita anche Villa Pomini. Un bellissimo portico a bugnato con archi movimenta la facciata principale; la stessa decorazione viene riprodotta anche nelle vicine scuderie. Attualmente priva di decorazioni presenta notevoli problemi dal punto di vista statico ed urge perciò di un repentino restauro.
Anche gli altri elementi che facevano parte del complesso della villa, chiesetta, barchesse, colombere, nel tempo assumono nuove forme e nuove funzioni.
Uno degli elementi accessori della villa che si sviluppa particolarmente a partire dalla fine del cinquecento, è proprio la chiesetta. Sin dallinizio assolve ad una funzione di oratorio pubblico ed è dedicata ai Santi legati alla tradizione della famiglia o ai culti locali. Non di rado trasformata ed ampliata fino a divenire la chiesa parrocchiale della frazione in cui si era formato linsediamento, nellottocento viene spesso tramutata in cappella di famiglia.
La chiesa di Trevignano ad esempio è stata per molto tempo cappella della famiglia Onigo, mentre quella di Falzè, ancor oggi esternamente, presenta le lapidi che ricordano i defunti della famiglia Coletti e della famiglia Oniga Farra (famiglie proprietarie delle due ville di fronte alla chiesa).
La colombera rappresenta uno degli altri importanti elementi architettonici caratteristici della villa veneta.
Edificio costruito generalmente fino alla prima metà del seicento, solitamente era isolato rispetto alla villa e costituito da una torre a pianta quadrata di piccole dimensioni.
Spesso le colombere presentavano al pian terreno quattro arcate, che ricavate nei quattro lati, rendevano le costruzioni estremamente ardite e fragili.
Il locale più alto era quello adibito allallevamento dei colombi e vi si accedeva dallinterno solo attraverso una ripida scaletta. Le sue pareti erano traforate e proprio attraverso questi fori i colombi, appoggiandosi su di unapposita cornice esterna, potevano penetrare allinterno della stanza.
Negli esempi architettonici minori, il ricovero dei colombi non era in un edificio isolato, bensì nella soffitta della casa stessa. Ovviamente questultima soluzione era molto diffusa perché meno costosa rispetto alla precedente.
Sia per la rarefazione dellallevamento dei colombi, sia per la difficoltà ad avere nuove destinazioni, le colombere concepite come un edificio isolato dalla villa, furono presto abbandonate e lasciate cadere. Un raro esempio di torre colombera è ancora oggi visibile a Musano e a Trevignano.
Musano in Villa Coletti, la torretta colombera con la sua cornice a dentelli è tutto ciò che rimane delloriginario complesso della seicentesca villa, che venne modificata nei secoli successivi.
A Trevignano invece, le colombere, sono site a circa mezzo chilometro a sud-ovest di Villa Onigo. Come dimostrano le mappe antiche realizzate verso la fine del seicento, ledificio da sempre si compone di due torrette colombere, collegate tra loro da un corpo centrale. Sul lato Sud del complesso, si aprivano le arcate. Purtroppo, lintera struttura, che attualmente è in parte utilizzata come abitazione privata, si trova in forte stato di degrado.
Quando la villa veneta diviene a pieno titolo, il centro propulsore dellazienda agricola, le barchesse, a loro volta, diventano lelemento accessorio più importante, per lattività dellazienda.
Distribuite in vario modo; sole o in coppia; staccate o unite al corpo centrale; con pianta a L o a semicerchio; incorniciano la villa o ne sono completamente staccate.
La loro caratteristica architettonica principale, immutata nel corso dei secoli è quasi sempre larcata; scelta obbligata data la necessità di ottenere ampie luci, per il passaggio dei carri ed il rimessaggio delle attrezzature agricole. Questi edifici, possono essere di linea purissima o arricchiti con elementi classici, come lesene, colonne o chiavi darco spesso scolpite con motivi decorativi.
Ogni piano assolve ad una serie di precise funzioni pratiche. Al pian terreno vengono collocate la stalla, la scuderia e la cantina, mentre al primo piano trovavano spazio il fienile e il granaio.
Il complesso di Villa Onigo a Trevignano possiede una barchessa completamente staccata dalledificio principale, dal quale dista circa una cinquantina di metri.
Con schema a ferro di cavallo, presenta nel corpo centrale un porticato formato da cinque arcate evidenziate da un bugnato che richiama quello del basamento della villa stessa. Due di queste arcate, aperte nel settecento, sono state chiuse nei secoli successivi.
Al pian terreno sono collocate, la stalla, la scuderia e la cantina, mentre il granaio, ed il fienile sono sistemati ai piani superiori.
Completamente diversa è invece la barchessa di Villa Oniga Farra a Falzè, staccata dal corpo centrale, a differenza di quella di Villa Onigo, con la sua forma ad L delimita la
proprietà sui lati Sud ed Ovest. Un unico grande arco centrale e un foro al piano superiore movimentano il braccio a Sud della barchessa.
Molto belle sono anche le barchesse che sorgono ai lati del palazzo in via Castello a Musano e che staccate dal corpo centrale della villa, sono alleggerite da cinque arcate.
Fino a quando lagricoltura ha costituito, per gli abitanti del comune di Trevignano, lunica fonte di ricchezza, accanto a ville e palazzi nobiliari di imponenti dimensioni, si è sempre sviluppato e di epoca in epoca evoluto, un tessuto urbano di tipo prevalentemente rurale.
Diverse sono le tipologie edilizie che si possono ritrovare nel territorio comunale e vanno dalla piccola casa unifamiliare, spesso di origini antichissime, in qualche caso medioevali, sino alle grandi case coloniche che ospitavano più di un nucleo famigliare.
Molti di questi edifici, si possono individuare già nelle mappe antiche della fine del seicento e pur avendo subito notevoli trasformazioni, che ne hanno alterato laspetto, mantengono sempre intatta la struttura di base che le accomuna tutte. Fra queste case più antiche le tipologie più frequenti sono quelle a due piani fuori terra. Questi edifici hanno sovente pianta rettangolare e il tetto a capanna, tipico del casone veneto.
Spesso la facciata viene arricchita da affreschi con raffigurazioni sacre, dipinti in corrispondenza dellingresso principale.
Internamente, la disposizione degli ambienti segue un preciso schema secondo il quale, al pianterreno, trovano collocazione la cucina, una stanza dabitazione ed una camera da letto mentre al primo piano, si trovano oltre alle altre camere da letto, il granaio.
La sola stanza riscaldata è la cucina, dove lunico grande caminetto della casa, il larin, viene utilizzato per cuocere i cibi e riscaldare lambiente.
All edificio abitativo inoltre viene sempre addossato un rustico che spesso è dimensionalmente sproporzionato rispetto alla casa a cui si addossa. Questa struttura, è in genere adibita a stalla al pian terreno e a fienile al piano superiore, per lo più preceduto da un portico, che in qualche caso si regge su pilastri quadrati in mattoni pieni, oppure viene sorretto da uno o più archi a tutto sesto o ad arco ribassato.
La soluzione ad arco, non fa parte della tipologia rurale caratteristica delle nostre campagne. Il porticato ad archi infatti, è un elemento architettonico tipico delle costruzioni di città, dove il portico assolve alla sua funzione di pubblico passaggio. La sua trasposizione in campagna, è data dalla necessità di ottenere ampie luci per il passaggio dei carri ed il rimessaggio delle attrezzature agricole.
Le profonde mutazioni delle caratteristiche socio-economiche del mondo agricolo che si sono verificate negli ultimi decenni, hanno portato un profondo rimaneggiamento del patrimonio edilizio caratteristico dellambiente contadino, pertanto sono sempre più rari gli esempi di abitazione rurale, giunti a noi intatti attraverso i secoli.
ANDREA PALLADIO E LE SUE VILLE
Nato a Padova, nel 1508, al pari del suo concittadino, il Mantegna, Andrea Palladio, figlio di un mugnaio, superati tutti i gradi della scala sociale, diventa larchitetto delle più nobili e potenti famiglie del Veneto e lerede del Sansovino; il massimo architetto della Serenissima.
Avviato agli studi dallumanista Gian Giorgio Trissino, viene da lui condotto a Roma dove si dedica allo studio dei monumenti antichi e dellarchitettura classica che diviene per lui un inesauribile fonte di ispirazione per le sue realizzazioni.
Per il Palladio, il mondo antico, non consiste mai solo in semplice modello del quale ripetere i motivi architettonici, ma è invece, un vero e proprio ideale di vita nel quale riconoscersi.
Le sue ville, sono intese come un corpo vivente, dove la testa ed il torace rappresentano il corpo centrale delledificio e la spina dorsale è costituita dallasse di simmetria.
Particolarmente attivo in tutto il Veneto e in particolar modo nel Vicentino, nei suoi Quattro libri dellarchitettura valorizza ed illustra le sue numerose opere, esaltando nel contempo, le figure dei suoi committenti. Per il Palladio infatti, le sue architetture non sono altro che un mezzo per celebrare la gloria di chi le ha commissionate ed è per questo che ad ogni diverso committente egli fa corrispondere un diverso tipo di villa. Per lui inoltre, ogni villa, indipendentemente dal suo committente, deve essere sempre lespressione di un arte che simboleggia il rapporto delluomo con la natura e le sue proporzioni.
A Palladio va lindiscusso merito di aver dato alluomo una dimora più degna attraverso la quale esprimere gli ideali del Rinascimento.
Tra le sue opere: Villa Capra detta la Rotonda a Vicenza, la Basilica ed il Teatro Olimpico sempre di Vicenza, Villa Badoer a Fratta Polesine (RO), Villa Barbaro a Maser (TV), Villa Foscari detta la Malcontenta a Mira (VE) etc.
IL NOVECENTO
Il ventesimo secolo si apre per Trevignano con una serie di importanti novità; viene inaugurato il campanile della chiesa di Signoressa e a Falzè viene costruito il municipio; due edifici, uno religioso ed uno pubblico, nei quali la comunità, riconoscendosi può guardare al nuovo secolo con rinnovato ottimismo.
Infatti anche se la vita della popolazione, scorre tranquilla seguendo i ritmi ancestrali, tipici della campagna veneta, povertà, malnutrizione, malattie endemiche continuano a rendere particolarmente difficili le condizioni di vita della maggior parte della gente residente nel Comune di Trevignano.
E uno spaccato di vita contadina fatto di soprusi, ignoranza e miseria in stridente contrasto con il progresso e le novità di inizio secolo, quello che viene portato allattenzione dellopinione pubblica dallomicidio della contessa Onigo, uccisa proprio da un contadino di Trevignano nel 1903.
Lo scoppio delle due guerre mondiali, che devasteranno la zona nella prima metà del secolo, non farà altro che aggravare la già difficile situazione socio-economica del Comune; una situazione che genera il grave problema dellemigrazione, una piaga sociale, che avrà bisogno di diverso tempo prima di potersi risanare.
Il Palazzo municipale, dalle inconfondibili linee architettoniche ottocentesche, viene eretto a Falzè, frazione al centro del territorio comunale, nel 1901.
I locali al suo interno, si rivelarono irrazionali ed insufficienti e pertanto furono modificati e riadattati a più riprese. Ancor oggi, continua a dimostrarsi una sede incapace di soddisfare le necessità operative, tanto che alcuni uffici e servizi hanno dovuto trovare spazio negli edifici adiacenti; la sala consigliare e la biblioteca, ad esempio, sono state collocate nelledificio delle vecchie scuole elementari del paese e da lì verranno ancora spostate.