VIVERE TREVIGNANO
Agricoltura

Sin dai tempi antichi l'agricoltura ha costituito, per gli abitanti della Marca, la principale fonte di ricchezza tanto che per molti secoli, l'economia della zona si è basata quasi esclusivamente su questo settore. Con la decisa prevalenza dell'agricoltura sulle altre attività, la zona si trovava perciò, a far dipendere la sua vita economica dall'andamento dei raccolti e di conseguenza dalle condizioni metereologiche e questi, si sà, non sono i presupposti migliori su cui basare un'economia "sicura" e programmata. Così nel corso dei secoli, nonostante le opere di bonifica e i miglioramenti fondiari, l'agricoltura, si è quasi sempre rivelata incapace di garantire un buon tenore di vita agli abitanti di Trevignano. Infatti il Comune quasi ogni anno subiva gli effetti di qualche calamità naturale (siccità, grandine, freddi intensi, invasioni di insetti).
Durante la dominazione veneziana all'agricoltura e all'allevamento fu dato un grande impulso. La gestione del territorio attuata dal governo della Serenissima, apportò al settore i primi benefici effetti e dopo le operazioni di bonifica, promosse con l'intento di strappare nuovi terreni da dedicare alle coltivazioni e l'introduzione del sistema di coltivazione a rotazione, l'agricoltura fece un notevole passo avanti. Il sistema a rotazione si proponeva di conservare la fertilità dei terreni adibiti a coltivazione e prevedeva l'alternarsi di piantagioni diverse sempre sullo stesso terreno. Nel primo e nel secondo anno, veniva coltivato il frumento, nel terzo, il frumento ed il cinquantino, mentre per il quinto anno, l'erba medica ed il trifoglio. Questo modo di coltivare, introdotto nel '700 restò in uso sino alla prima metà del '900.
Ma i mali dell'agricoltura erano altri, a cominciare dagli strumenti di lavoro che erano spesso difettosi ed inadeguati. L'aratro era di legno e solo raramente di metallo, trainato da buoi, da vacche o da cavalli, produceva un misero solco che non riusciva ad andare molto in profondità. Inoltre, era convinzione dei contadini che un solco troppo profondo fosse dannoso alla coltivazione perchè andava a disperdere l'umidità del terreno. Anche la concimazione dei terreni era inadeguata. Infatti il letame che era l'unico concime utilizzato, non veniva mai accuratamente riparato dalle intemperie e dal sole che invece lo impoverivano facendo evaporare le sostanze fertilizzanti. Le concimaie a sistema razionale, erano pochissime, tanto per fare un esempio, nell'ottocento solo il conte Rinaldi, dimostando un'attenzione particolare per le sue colture, ne teneva una proprio a Trevignano.
La produzione agricola ricavò un ulteriore beneficio dall'introduzione dell'allevamento stabulare, a scapito dell'allevamento a pascolo vagante. Questo sistema, infatti, oltre che ridonare all'agricoltura tutti quei terreni adibiti in precedenza al pascolo, assicurava anche una larga disponibilità di concimi animali, particolarmente necessari per fertilizzare terreni alluvionali magri e ghiaiosi come quelli della zona. Le innovazioni tecnologiche, le sole in grado di sviluppare maggiormente l'agricoltura, sono sempre state guardate con molta diffidenza dai contadini e dai proprietari terrieri, che ne hanno sempre frenato l'utilizzo. Così, per molti secoli, le condizioni economiche dei braccianti e degli agricoltori in genere, sono state misere; tutta la famiglia veniva impiegata nel lavoro dei campi compresi i ragazzi che vi lavoravano anche a scapito della loro istruzione.
L'alimentazione delle popolazioni era poverissima e si basava sulla polenta, che era causa dei frequenti casi di pellagra; sul pesce secco, le acciughe i legumi ed il latte. Un'agricoltura incapace di garantire un buon tenore di vita, un'industria non ancora adeguatamente sviluppata in modo da sostenere l'economia locale, accentuarono il fenomeno dell'emigrazione sia nell'800 che nella prima metà del'900. Solo nella seconda metà del nostro secolo, le condizioni sociali e materiali delle popolazioni agricole migliorarono e questo in concomitanza con la scomparsa della mezzadria e all'inizio della razionalizzazione e della meccanizzazione del settore.
La superficie che ancor oggi viene destinata alle coltivazioni agricole, rimane pressapoco la stessa rispetto a quella utilizzata nel recente passato, ma le rese unitarie delle produzioni sono aumentate; segno che l'agricoltura non si è arrestata, ma anzi è in continua evoluzione. Infatti l'esodo dalle campagne, in un comune come Trevignano, è solo apparente. Le unità lavorative che hanno cambiato settore, non hanno ceduto o venduto la loro proprietà fondiaria, ma anzi si sono attrezzate e continuano a lavorare i propri terreni, magari solo nei ritagli di tempo libero. Attualmente nel territorio comunale, la superficie agricola utilizzata ammonta a circa 1.890 Ha. Le aziende sono frammentate e di piccole dimensioni; solo una ventina superano i 10 Ha di estensione e la maggioranza continua ad essere a conduzione familiare; la maggior parte dei componenti il nucleo famigliare però svolge anche altre attività. Questo tipo di conduzione aziendale spiega la relativa diffusione di colture di pregio e la crisi degli allevamenti per la produzione del latte. Infatti a Trevignano vengono privilegiate le colture completamente meccanizzabili come: il mais, la soia e le attività trasformative che richiedono un lavoro meno continuativo ed impegnativo come l'allevamento di bovini da ingrasso anzichè da latte.
Anche le antiche alberate, filari di gelso e viti, hanno lentamente lasciato il posto a distese di campi piani, interrotte da fossi e da siepi di vario genere e le colture più praticate sono il mais, l'orzo ed in minor misura il frumento e la soia. In netto calo sono invece le foraggiere come la medica ed il prato. Alle colture arboree viene dedicata circa il 12% del totale della superficie agricola utilizzata, ma scarsa è la presenza di frutteti tradizionali mentre invece l'actinilia (Kiwi) ha una certa diffusione; altrettanto scarsa è l'orticoltura di pieno campo, mentre diffusissimi sono gli orti familiari. Lo stesso dicasi per i vigneti che sono prevalentemente di piccole dimensioni e vedono la loro produzione destinata per lo più all'autoconsumo. I pochi vigneti specializzati sono localizzati prevalentemente a Signoressa (zona DOC dei vini del Piave) e a Trevignano Sud. L'industria del bestiame è un' attività abbastanza diffusa nel Comune dove sono presenti più di trecento allevamenti bovini. Gli allevamenti sono per lo più destinati alla produzione della carne (vitellone,vitello e carne bianca) ed in misura minore all'allevamento per la produzione del latte. L'allevamento di suini è abbastanza diffuso, ma prevalentemente a carattere familiare. Pochissime infatti sono le aziende suinicole di tipo industriale.
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