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Comune di Trevignano
Provincia di Treviso

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Il Comune - Territorio e cenni storici


Villa OnigoNotizie tratte dal libro di:

Cristina Feltrin e Nicoletta Bötner

"TREVIGNANO E  LA SUA STORIA"
II° EDIZIONE AGGIORNATA
Maggio 2000

In occasione del I° Raduno Mondiale dei Trevignanesi

Tipografia Volpaghese
© Tutti i diritti sono riservati. Vietata la riproduzione totale o parziale.

 1. DALLA PREISTORIA AL 1300

 2. IL TRECENTO

 3. IL DOMINIO VENEZIANO

 4. L’OTTOCENTO

 5. I PROTAGONISTI DELLE GUERRE D’INDIPENDENZA

 6. IL NOVECENTO

 7. LA Iª GUERRA MONDIALE

 8. LA IIª GUERRA MONDIALE

 9. I LUOGHI DELLA GUERRA

10. I BOMBARDAMENTI

11. I DIECI MARTIRI DI ZAPPARÉ

 SINDACI DI TREVIGNANO


DALLA PREISTORIA AL 1300

Fino a 18.000 anni fa il Veneto non faceva ancora parte delle terre emerse, solo con la glaciazione würmiana il territorio inizia ad assumere una conformazione che lo porterà, con il tempo, a prendere l'aspetto odierno.
L'uomo fa la sua prima apparizione in Veneto circa 300.000 anni fa e nella pianura Trevigiana 200.000 anni dopo. La zona si presenta particolarmente favorevole agli stanziamenti umani per la presenza di corsi d'acqua e di alture che la proteggono dai venti.
L'homo faber è il primo abitante di queste zone, siamo nel paleolitico superiore, il nostro progenitore vive di caccia oltre che della raccolta dei prodotti della terra; molti reperti rinvenuti in zona ne testimoniano anche l'abilità nella lavorazione della pietra e delle ossa per la fabbricazione di strumenti d'uso quotidiano ed armi. Questi uomini di origine indoeuropea vengono chiamati Euganei.
Sempre nel pleistocene, lo scioglimento dei ghiacciai cambia l'aspetto della pianura e di conseguenza la fauna e la flora; è infatti in questo periodo che hanno origine le specie animali e vegetali che oggi conosciamo.
Nel mesolitico (da 14-13.000 a 8.000 anni fa) l’uomo affianca all'industria litica ed ossea la lavorazione della ceramica con decorazioni ad impressione digitale; si sviluppa inoltre la vita comunitaria ed il culto dei morti, testimoniato dalla presenza della necropoli di Posmon e di Santa Maria in Colle, presso Montebelluna, dove vengono ritrovati corpi sepolti in fosse comuni in posizione distesa o rannicchiata.
In questo periodo, l'epoca dei terrazzamenti, il Montello ed il colle di Montebelluna assumono la forma che conosciamo ancor oggi.
Nel neolitico (olocene) circa 10.000 anni fa all'homo faber succede l'homo sapiens e, trascorse l'età del rame (6.500-3.800 anni fa) e del bronzo (1.800-900 anni fa), la popolazione subisce, nell' 800 a.C., l'invasione delle prime genti paleovenete provenienti dall'Asia Centrale (Balcani). Gli Euganei sono costretti a rifugiarsi sulle colline mentre i nuovi popoli ne  prendono il posto in pianura. I paleoveneti, dediti all'agricoltura, all'allevamento ed allo scambio, tracciano i primi sentieri e le prime piste che permettono il contatto con i popoli confinanti; queste arterie, che da ora cominciano a caratterizzare il disegno della pianura, pare che vengano anche riprese dai romani nei tracciati delle loro strade.

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In questo periodo la zona del Montello risulta essere la più abitata; gli attuali comuni di Trevignano, Arcade e Nervesa erano infatti degli stanziamenti paleoveneti. Anche la morfologia del territorio è completamente differente, secondo alcune teorie infatti Trevignano sorge in prossimità di un corso d'acqua, forse un ramo del Piave (questo spiegherebbe la particolarità del sottosuolo: argilla e sabbia sassosa), inoltre la zona è costituita da ampi spazi boscosi.
La zona di Treviso viene collegata alla fascia pedemontana da molti tracciati viari paleoveneti, questo porta alla nascita degli stanziamenti di Trevignano e delle zone limitrofe che vivono di un'economia agricolo-pastorale e si trasformano in insediamenti sparsi detti pagi, costituiti da capanne di legno di pianta circolare con tetti a punta; pare che l'attuale Musano sia un antico pagio sulla via Postumia.
Dall'VIII al VII secolo a.C. la pianura veneta subisce numerosi mutamenti: tra i quali una maggior concentrazione di popolazione in pianura a discapito della collina; i centri di Este e Padova subiscono una rapida urbanizzazione; i veneti instaurano nuove vie di comunicazione con il Settentrione per lo scambio dei metalli.

  […]

Gli scambi portano alla formazione della Via dell'Ambra, un tragitto di commerci fra Europa Centrale e Mediterraneo che interessa in particolare la zona orientale fra Sile e Piave, dove si commercia in ferro, ambra e altri prodotti.
Anche la lingua subisce delle trasformazioni, si passa da un venetico con un alfabeto locale di tipo etrusco di cui sente molto l'influenza; ad un venetico con influenze latine; ad un latino con influenze celtiche, retiche ed etrusche. La completa latinizzazione avviene solo nel I secolo a.C..
L'avvicinamento dei veneti all'Impero Romano ha inizio con una serie di collaborazioni dovute a fattori economici e di sicurezza; all'inizio del IV secolo, secondo Polibio (II, 18, 3) un’invasione in terra dei Celti da parte dei veneti distoglie i barbari  dall'assedio di Roma.

  […]

Nel 181 a.C. viene fondata la colonia di Aquileia, conseguenza di un intervento contro un'incursione di Galli d’oltralpe in terreni veneti; in seguito, per motivi difensivi, la zona  viene centuriata, portando grandi sconvolgimenti nell'aspetto del paesaggio friulano. Per il Veneto tutto ciò comporta la nascita di nuovi assi stradali che collegano Aquileia ai vari centri.
Intorno al 150 a.C. i romani cominciano a dotare la zona di strade e predii (fortificazioni): inizia così la modifica del territorio.
I più importanti punti di riferimento di Trevignano sono la rete viaria e Montebelluna, dove, a partire dal II a. C., i romani hanno predisposto un accampamento permanente a difesa dell'agro.
Tutte le strade di collegamento fra Montebelluna e la Postumia e fra Montebelluna e Treviso attraversavano il territorio dell'attuale comune di Trevignano; le vie principali che lo interessano, rendendolo un polo importante per gli scambi ed i trasporti, sono la Postumia e la Claudia Augusta; mentre le numerose arterie secondarie, che regolano il traffico locale sono: la Feltrina, da Treviso a Quero, che aveva una grande importanza per le legioni romane per la difesa dei confini imperiali sul Danubio; il suo percorso non era quello attuale perché probabilmente seguiva parallelamente il corso del Canale della Brentella; la Morgana (oggi Via Villette) e Via Roma. Anche numerose strade vicinali interessavano la zona: la Via Altinate, da Altino a Cornuda, passando per Serravalle, che regolava i maggiori traffici dalla laguna alle vie alpine; la Castellana (chiamata così in periodo medievale) che univa Treviso a Bassano passando per Vedelago; le due antichissime vie (le uniche secondarie con andamento longitudinale) che ricalcano probabilmente un percorso paleoveneto: la Piovega (o pubblica) e la Morganella (forse decumano massimo della centuriazione trevigiana), che diventerà un'arteria di massima importanza nel periodo medievale, collega le sorgenti del Sile (Morgano) ai passi di Lovadina.

  […]

Dal 42 al 31 a.C. assistiamo a nuovi interventi nella distribuzione agraria della centuriazione; in questo periodo Treviso viene nominato municipium. Il municipium è governato da duoviri o quattuoviri, a seconda del numero dei dirigenti amministrativi; questi vengono eletti e controllarti dal consiglio dei decurioni, in questo modo viene data alla zona una sua indipendenza giuridica e contemporaneamente viene mantenuta sotto il controllo dell'Impero.
Il castrum di Montebelluna, del 102 a.C., è sicuramente uno dei principali punti di riferimento della linea difensiva creata dai Romani; oltre agli accampamenti sono previsti postazioni di difesa, luoghi di segnalazione e di avvistamento: la stessa strada Postumia nasce come linea di arroccamento difensivo.
Questo sistema funzionale opera fino alla caduta dell'impero romano ma anche in epoca longobarda verranno ripristinate e riutilizzate alcune postazioni di difesa romane.
La completa romanizzazione del territorio veneto si ha sotto Augusto che divide l'Italia del Nord (la Gallia Cisalpina) in tre regioni con a capo vari municipi con autonomia amministrativa e governativa; da questo momento in poi il Veneto fa parte della X regio chiamata Venetia et Histria; in questo periodo il municipium di Treviso diventa perno di scambi economici, culturali e sociali.

Le centuriazioni appaiono così disegnate: le aree Oderzo-Ceneda, Istrana-Brenta, Conegliano-Oderzo e ad ovest di Altino la Treviso-Montello.
Tanto radicata e totale è stata l'influenza romana che spesso anche oggi i paesi nella disposizione e nei nomi richiamano le campagne centuriate.
Gli stessi Trevignano e Musano rimandano, nel nome, ad un passato romano, Trevignano pare infatti si riallacci al nome proprio Trebinus, un centurione romano, mentre Musano ricorda ancor oggi un colono assegnatario di terre Musius.
A questo periodo appartengono non solo le centuriazioni ma anche le opere di bonifica, le strade e i ponti; a Treviso sono ancora visibili i resti di queste opere e di alcune pavimentazioni romane.

L'attuale comune di Trevignano non è chiaro in quale centuriazione fosse inserito. Alcuni lo indicano appartenere a quella trevigiana, altri a quella di Montebelluna altri addirittura ad Asolo: si sa solo che era sicuramente compreso nel quadrilatero centuriato a nord di Treviso che ha per vertici Montebelluna, Nervesa, Fagarè ed Istrana (dove si può ancora vedere il disegno della centuriazione). Il territorio infatti presenta una propria centuriazione risalente al periodo romano compreso fra la concessione della cittadinanza (42 a.C.) e l'elezione di Treviso a municipium.
Secondo alcuni studi il centro di Trevignano corrisponderebbe al confine ovest della centuriazione e faceva parte di un'area intermedia in cui una volta scorreva un ramo del Piave. La posizione intermedia tra due grossi centri culturali ed economici come Treviso e Montebelluna rende la zona di Trevignano un polo importante per il controllo dei traffici montani e pedemontani.
Pare che Trevignano e Fanzolo fossero mansiones cioè stazioni postali, luoghi di sosta e di soggiorno, ma è più probabile fossero predium oppure oppidum, presidi militari contro i barbari, mentre Musano probabilmente era una stazione di sosta e centro rurale. Trevignano, Volpago e Caerano di San Marco erano insediamenti prediali e divengono poi comuni. La centuriazione delle campagne favorisce la mobilità dei traffici commerciali (in particolare di stoffe e lane), oltre all'insediamento stabile delle genti nella zona e l'introduzione di opere di imbonimento, sarchiatura e sboscamento.

 […]

Il Sile ed il basso Piave sono le vie principali di penetrazione economico culturale della romanità ma dalla metà del I secolo d.C. campagna inizia a spopolarsi.
Con la decadenza dell'impero romano si assiste al progressivo indebolimento del potere dello stato. Il decentramento della ricchezza porta alla costituzione di latifondi pre-feudali. I profondi cambiamenti negli ordinamenti politici, determinati da una destabilizzazione delle strutture romane, provocano lo sfaldamento dei sistemi agrari, l’abbandono e quindi la distruzione degli assi stradali lo spostamento dei traffici commerciali verso le nuove arterie viarie che si vanno costituendo. Mentre il susseguirsi di carestie, epidemie e devastazioni portano ad un forte calo demografico e l'abbandono delle campagne.
Il paesaggio si modifica: le aree incolte proliferano invadendo le strutture romane, la palude sommerge le campagne centuriate, le popolazioni vivono miseramente degli scarsi frutti della terra di pesca e di caccia e le abitazioni, capanne realizzate con materiali del luogo (canne, paglia e fango), sono poverissime.
Alla complessa organizzazione romana si sostituisce il feudo, istituzione tipica delle popolazioni nordiche mentre il predium viene soppiantato dal castello e dai suoi annessi.
Tutto ciò ha inizio con le invasioni barbariche che già dal primo secolo a.C. cominciano a farsi sentire; nel 166 d.C. Marco Aurelio conduce due legioni contro i Quadri ed i Marcomanni; nel 175 è la volta degli Iazigi che vengono ricacciati oltre il Danubio; nel 282 e nel 358 i Quadi e i Marcomanni si ripresentano partecipando all'occupazione Vandala e ritornando nella zona anche nel 373.
Nel II e III secolo d.C. la zona viene invasa dai Germani per la prima volta; nel IV le invasioni barbariche si fanno sempre più frequenti  fino al definitivo stanziamento degli invasori in terra veneta.

  […]

Le grosse variazioni dei territori, della politica e della religione che la zona del Trevigiano subisce sotto le invasioni barbariche portano spesso all’abbandono ed alla distruzione dei piccoli centri, mentre alcuni grossi insediamenti, che offrono un importante punto d’appoggio sotto l’aspetto militare, come Montebelluna, continuano a prosperare. Tra i presidi romani eliminati: Postioma, Trevignano, Istrana e Ponzano.
Nel 452 Attila arriva ad Oderzo dopo aver distrutto tutta la cintura di fortificazioni e quando entra in Veneto, la leggenda vuole che solo l'intervento del Vescovo Elviando riesca ed evitare la strage.
Nel 476 è la volta degli Eruli con Odoacre, seguiti dagli Ostrogoti di Teodorico che con la fine dell'Impero Romano d'Occidente  si stanziano in zona (secondo la leggenda il re Totila è nato a Treviso). Sotto Teodorico si instaura un periodo di relativa pace e prosperità per le popolazioni invase e le città, anche le minori, risorgono.
In questo periodo Treviso viene eletto fondaco pubblico, ciò significa che in tempo di carestia deve provvedere al grano per tutto il Veneto.

  […]

Dal 553 al 568 ai Goti succedono i Bizantini; Giustiniano, Imperatore Romano di Oriente, ordina da Costantinopoli una delle prime campagne per la liberazioni. Gli anni dal 535 al 565 sono segnati da numerosi lutti ed il malgoverno dei Bizantini alla lunga attira i Longobardi.
Nel 554 gran parte del Veneto è occupata dai Franchi. Leutari, re Ostrogoto, cerca di cacciarli, ma viene ucciso dalla peste che stermina anche le sue truppe.
Il periodo longobardo (568-744) inizia con l’arrivo, nel 568, di Alboino che entra in regione dal Friuli seminando terrore e distruzione. Treviso non viene distrutta al passaggio dei Longobardi solamente perché il Vescovo Felice si sottomette agli invasori risparmiando così una triste sorte alla città ed ottenendo da Alboino terreni e poteri per il suo vescovado. Asolo, non altrettanto prudente, viene completamente rasa al suolo dalle truppe barbare.

[…]

Sotto il regno longobardo sorgono le prime costruzioni militari soprattutto intorno alla zona del Montello. Viene allestita tutta una serie di sistemi di segnalazione: le fare costruite sui castellieri romani preesistenti.
Spesso i longobardi riutilizzano edifici o luoghi usati in precedenza dai romani. Il brayda ad esempio viene rifondato in luogo del castrum precedente e ai coloni viene assegnato un fondo con un'abitazione annessa.
È così che il castrum, nato come insediamento militare ed il castellum, agglomerato agricolo di supporto al primo, con il tempo, diventano l’uno insediamento urbano e l’altro rurale.
Nel 578 Treviso, come premio per la sua collaborazione con gli invasori, diviene sede di un Ducato che comprende tutta la zona che arriva fino al Grappa, includendo la parte destra del Piave e raggiungendo il Brenta; nasce così la Marca Trevigiana che assembla un gran numero di provincie venete e friulane. Treviso diventa una delle sedi dei nuovi duchi dominatori: così si salva dalle distruzioni dei barbari per i successivi due secoli.

  […]

Nell’epoca denominata feudale, cioè quella che va dal 774 al 1037 si assiste alla fine del dominio longobardo grazie all'intervento di Carlo Magno re dei franchi.  Carlo opera anche delle modifiche dal punto di vista amministrativo che sostituiscono i conti ai duchi e instaurano di fatto il feudalesimo.
Nel periodo feudale la Marca Trevigiana si disgrega in piccolissimi staterelli a causa delle ribellioni dei feudatari che volevano l’indipendenza dell’impero; così si fondano i Ducati di Ceneda, Conegliano, Belluno, Asolo, Padova, Vi-cenza, e Montebelluna tutti centri dotati di un castello fortificato.
Il Sacro Romano Impero (di cui l'Italia è uno dei regni vassalli) passa dai Franchi ai Germani che, una volta trasferiti in Veneto, costruiscono la rete dei loro castelli; la crisi di potere degli imperatori germani e il diffondersi, fra le genti della zona, di una prima idea di popolo con una propria dignità ed integrità soffocata dall’oppressione degli invasori, porta alla nascita dei Comuni.

  […]

Nell’898, a causa della calata degli Unghari, provenienti dall’Asia Centrale, vengono erette grandi opere di difesa nella zona del Trevisano che inoltre si avvale particolarmente della fortificazione di Montebelluna per opporsi alle invasioni; purtroppo queste opere non servono a molto contro la forza dei barbari che per raggiungere i territori da saccheggiare non esitano a tracciare nuove arterie viarie come la Schiavonesca (che corre parallela alla Postumia collegando Conegliano a Treviso) e l’Ongaresca (che attraversa l’attuale Comune di Trevignano).
Il nome della Schiavonesca, secondo Ottorino Sottana, nasce nel Medioevo quando la Serenissima utilizza questa strada per trasportare il legname che le necessita, dalla Slovenia a Venezia; la Slovenia, chiamata in dialetto Schiavonia le dà il nome: Schiavonesca.

  […]

Nel 951 le angherie fra feudatari si inaspriscono a tal punto da costringere il Papa a favorire l’intervento di Ottone I di Sassonia per aiutare le popolazioni della zona a liberarsi dalla schiavitù dei Signorotti, cosa che farà quando, una volta incoronato Re d’Italia. Ottone appiana le divergenze politiche e territoriali e il maggior beneficio viene tratto dai Vescovi che vengono nominati conti tanto che il Vescovo-Conte della città di Treviso diviene Signore di tutta la zona circostante.
Trevignano, Falzè e Musano legati a Treviso e Montebelluna seguono in questo periodo le stesse sorti e le stesse devastazioni oltre che gli stessi sconvolgimenti politici e territoriali.
Le terre nel periodo feudale iniziano ad essere contese e divise dalle potenti famiglie dei feudatari e Trevignano resta sempre sotto la giurisdizione del Vescovo e dei Signori di Treviso.

[…]

Negli statuti del 1231 si afferma l’esistenza di un Trevignano de sub e Falzedo che sono regole appartenenti alla Pieve di Montebelluna e quindi al territorio del quartiere di Dom. Quindi Trevignano e Falzè nell’XI secolo erano già ville civilmente costituite con il loro Meriga.
Montebelluna e Istrana erano centri di grossa importanza e sedi di una regola titolata prima del 1170. A questi centri tutti gli abitanti compresi in questo territorio facevano riferimento per le ordinanze e le collette.
Di Musano come regola non si hanno ancora testimonianze, ma è un centro abitato di una certa consistenza, con una propria autonomia, forse era una centena appartenente alla regola di Istrana.

 […]

Nel primo medioevo Trevignano e Falzè sono i primi borghi a risorgere dopo le invasioni barbariche; si iniziano a coltivare nuovamente i terreni che erano stati abbandonati e a disboscare nuovi appezzamenti; la gente inoltre ritorna a ripopolare la zona stanziandosi in pianta stabile a Trevignano e Falzè; Musano invece, che nel XI secolo è sede di un monastero, come insediamento rurale  inizia a crescere più tardi e così è anche per Signoressa che nascerà in seguito con il nome di Posnuovo.
Trevignano e Falzè appartengono alla Pieve di Montebelluna e quindi pagano angarie, fanno pioveghi, forniscono soldati. Godono comunque di una certa autonomia: eleggono i loro merighi e questi si scelgono i campari e i saltari; i primi addetti al controllo della situazione delle zone coltivate, i secondi preposti a regolare i diritti che i vari comuni avevano sui pascoli e sui boschi (derivato dalle antiche regole germaniche che tutelavano l’uso collettivo dei boschi e dei pascoli).
Trevignano fu anche cappella della pieve castrense di Montebelluna (solo in seguito diviene pieve pagense con propria fonte battesimale) con due cappelle San Martino e San Teonisto.
Il territorio di Trevignano, dato in dono al Vescovo di Treviso dagli ultimi re longobardi (1170), era più esteso rispetto ad oggi.
Intorno alla fine del 1100 si comincia a sentir parlare delle famiglie che diverranno famose nei secoli successivi come i Da Romano e i Da Camino coinvolti in una disputa per dei lasciti nel 1178 circa.


Note Bibliografiche

1  R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit.
2  ibidem
3  ibidem
4R. Binotto, Storia di Montebelluna e del suo comprensorio, op. cit.
5  R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit.
6  ibidem
7  ibidem

 […]

IL TRECENTO

L’epoca della Signoria vede l’affermarsi nella Marca dei Da Camino, i potenti Signori di Padova, che controllarono Treviso per diversi decenni.
Il loro dominio nella zona, ha inizio il 15 novembre 1283, quando i cittadini di Treviso acclamano Capitano della città Gherardo da Camino distintosi, a capo dei guelfi, nella lotta contro i ghibellini.
Soprannominato da Dante Alighieri, il “buono” per il suo governo, in realtà Gherardo esercita un dominio assoluto e prepotente sul territorio trevigiano macchiandosi di numerosi crimini, come ad esempio l’assassinio del Vescovo di Feltre Jacopo da Valenza.
Morto Gherardo, gli succede il figlio Rizzardo. Tiranno orgoglioso e dispotico molto più del padre, si rivela un uomo immorale tanto nella vita privata che in quella politica. Con il suo mal governo, completamente volto a favorire il partito imperiale, in breve trasforma Treviso da Comune Guelfo a Principato filo ghibellino.
Inoltre “Signoreggiando a testa alta” Rizzardo si crea potenti inimicizie. Infatti, le più potenti famiglie nobili della Marca, le stesse potenti famiglie che a suo tempo avevano aiutato il padre ad impossessarsi del potere supremo di Treviso, non condividono le scelte politiche di Rizzardo e temono soprattutto di perdere tutti quei vantaggi che avevano acquisito durante il governo del padre e alla fine congiurano per ucciderlo.
Ingaggiano come sicario un contadino di Trevignano e nella primavera del 1312 lo incaricano di assassinare Rizzardo. Dante stesso, nel suo Paradiso (IX,49), ricorda Treviso alludendo proprio a questa congiura:

“E dove Sile e Cagnan s’accompagna

Tal signoreggia e va con la test’ alta

Che già per lui carpir si fa la ragna”

  […]

Le terre di Trevignano non si devono pensare come aree del tutto marginali ai grandi teatri dove si svolge la storia (Treviso, Asolo, Montebelluna), ma al contrario, risultano aree importanti grazie alla loro felice ubicazione rispetto alle maggiori vie di traffico.
A quel tempo, la campagna è scarsamente popolata e come lamentano i documenti dell’epoca, si presenta per lo più arida e sterile.
Tanto che nel 1312 è proprio Rizzardo Da Camino a dare ordini al Capitano di Montebelluna perché con i merighi delle regole vicine presti opera per lo scavo di un canale che conduca l’acqua dalla montagna di Cornuda alla campagne di Trevignano.
Si tratta delle acque del Nasson, un corso d’acqua che riusciva a raggiungere le campagne di Trevignano solo durante le piene e che oggi si ferma a Nogarè.
Questo primo intervento di bonifica reca comunque poco sollievo agli uomini della villa di Trevignano la cui vita nelle campagne resta sempre dura e resa ancor più difficile dalle guerre che devastano il territorio e che, come sempre, finiscono per penalizzare in primo luogo la classe meno abbiente.
I contadini infatti non sono solo costretti a lavorare per i nobili terre poco fertili in condizioni disagevoli, ma devono subire spesso ingiustizie di ogni genere, specie durante le guerre. Infatti il passaggio degli eserciti comporta saccheggi, incendi e sevizie ed è quasi sempre seguito da carestie e pestilenze.
Oltre alle carestie e alle pestilenze provocate dalle incursioni degli eserciti, anche le calamità naturali concorrono a decimare la popolazione. Di due annate si ha in particolare notizia: quella del 1330, quando la campagna trevigiana viene stravolta da un terremoto, da un’ incredibile grandinata e dallo straripamento del Piave, e quella del 1340 quando l’invasione delle locuste provoca danni così ingenti ai raccolti da ridurre in miseria tutti i contadini della zona.
Anche la malnutrizione, specie nei periodi di carestia e le pessime condizioni igieniche causano spesso epidemie di peste. Nel 1315 e nel 1348 la peste bubbonica decima la popolazione, non solo della zona ma dell’Italia intera. E’ tanto terribile da essere ricordata, tra gli altri, anche dal Boccaccio nel suo Decameron.
Altre pestilenze fanno seguito nel 1359, 1363, 1364, 1382 e nel 1398 e, unite alle calamità naturali, mantengono costante il livello demografico della popolazione e operano una selezione tale da permettere la sopravvivenza solo agli individui più forti.
Dal punto di vista politico-amministrativo, l’attuale comune di Trevignano, agli inizi del '300, si presenta diviso in due parti. Una prima parte che, comprendendo le regulae di Trevignano e Falzè, fa capo al distretto di Montebelluna ed una altra parte che, comprendendo le regulae di Musano e Posnuovo (antico nome di Signoressa), dipende direttamente alla Podesteria di Treviso.
Ogni regula è una comunità amministrata da un Sindaco che dipende dal meriga e dai giurati. Il meriga e i giurati sovrintendono alla vita amministrativa del territorio e fra le loro numerose competenze annoverano anche quella di poter stabilire il periodo dell’anno in cui effettuare tutte quelle attività agricole comuni come lo sfalcio del fieno o il taglio delle piante.
Le regulae vengono suddivise in fuochi, Trevignano ne conta 32, Falzè 14, Musano 12 e Posnovo 8. Questa complessa suddivisione è però solo di carattere puramente fiscale.
Oltre alla suddivisione fiscale e a quella politico-amministrativa una  ulteriore spartizione del territorio viene operata anche a livello religioso. Infatti le parrocchie di Trevignano e Falzè dipendono dalla Capopieve di Montebelluna, mentre quelle di Musano e Posnovo dalla Pieve di Postioma.
Queste diverse spartizioni territoriali danno vita non solo ad una diversa conformazione dei centri cittadini ma spiegano, almeno in parte, quell’innata rivalità che ancor oggi esiste tra gli abitanti delle quattro frazioni del comune.
Trevignano, feudo della famiglia Onigo e Falzè, frazionata tra i vari appartenenti all’aristocrazia trevisana, gravitando nell'area di Montebelluna presentano una situazione economica ed abitativa migliore di Musano e Signoressa che sono infatti centri scarsamente abitati e con una forte presenza religiosa. La loro ubicazione sulle vie di transito, (Postumia e Feltrina), risulta penalizzante perché espone gli abitanti dei due centri al pericolo di saccheggi, rapine ed incendi ad opera degli eserciti delle Signorie che compiono le loro scorribande nella zona.
L'economia locale ha un regime misto: all'agricoltura (cereali, legumi, viti, castagni, noccioli e piante da frutto) si unisce anche l'allevamento (bovini, ovini, e suini).
La produzione serve non solo per il consumo locale ma, nella parte eccedente, viene avviata ai mercati.
Di importanza fondamentale per lo sviluppo economico di Trevignano e dell’intera fascia pedemontana è la presenza del Mercato Franco di Montebelluna.
Il mercato si svolge sui terreni appartenenti alla Pieve di Montebelluna che viene così a beneficiare degli affitti; viene ospitato inizialmente ogni prima domenica del mese ed in seguito, a partire dal 1337, ogni mercoledì fino ai giorni nostri.


Note Bibliografiche

1 R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit
2 ibidem
3 ibidem

[…]

IL DOMINIO VENEZIANO

  […]

Il territorio trevigiano, che ora viene denominato Provincia Trevisana, viene suddiviso in otto quartieri o cerchie: Di là da Piave - Di qua da Piave -Campagna di sopra - Campagna di sotto - Zosagna di sopra - Zosagna di sotto - Mestrina di sopra - Mestrina di sotto.
Ancora una volta dunque, il Comune di Trevignano viene diviso in due; Falzè e Trevignano, che da sempre hanno fatto capo a Montebelluna, restano ancora accorpati alla stessa podesteria e con Montebelluna, vengono compresi nella circoscrizione detta Campagna di Sopra mentre Musano e Signoressa continuano, come da sempre, a dipendere della Podesteria di Treviso, solo che ora rientrano nella circoscrizione detta Campagna di Sotto.

  […]

L'agricoltura, durante il dominio veneziano, diviene un'attività quanto mai redditizia grazie all'introduzione di nuove coltivazioni e all'utilizzo di nuovi sistemi per un migliore sfruttamento del terreno. In questo periodo infatti, viene introdotta la coltivazione a rotazione: un procedimento che ha il compito di preservare la fertilità del terreno e che rivoluzionerà l’agricoltura.
Il governo della Serenissima e l'aristocrazia terriera trevisana cercano di dare un nuovo impulso a questo settore promuovendo una serie di operazioni mirate al riassetto del territorio attraverso l'esecuzione di opere di bonifica con le quali guadagnare sempre maggiori estensioni di terreno da adibire alle coltivazioni e attraverso il potenziamento delle vie di comunicazione, elemento fondamentale per il commercio dei prodotti.

  […]


Le vie d’acqua dopo Cambrai divengono le arterie che mantengono vivo ogni tipo di collegamento fra Venezia ed il resto del dominio, fino ai villaggi più lontani e prima che lungo le strade, lungo le rive dei fiumi cominciano a sorgere ville e palazzi: capisaldi della nuova struttura territoriale. Ma potenziare i corsi d'acqua, è un passo obbligatorio per poter dare nuovo impulso non solo alle attività agricole e commerciali, ma anche a quelle artigianali ed industriali che installando nei canali ruote e mulini traggono dall'acqua l’energia meccanica indispensabile per la loro attività. Irrigare la pianura trevigiana traendo l'acqua necessaria dal fiume Piave era un'esigenza che non aveva mai trovato soddisfazione. Gli interventi di bonifica fatti nel corso dei secoli, isolati e modesti, si erano dimostrati insufficienti.
La Serenissima si interessa da vicino alla regolamentazione idraulica del suo territorio, avvalendosi per le opere di bonifica dell’esperienza che aveva maturato nei secoli fra le lagune, ove era stato sempre primario l’obbiettivo di difendere il delicato equilibrio tra acqua e terra.
Infatti, proprio un veneziano, il Doge Francesco Foscari, compirà il primo passo verso un'efficace bonifica della pianura trevigiana istituendo l'Uffizio delle Acque di Treviso nel 1443. L'Uffizio, che si occupa solo ed esclusivamente di tutte le questioni riguardanti l'acqua ed il suo utilizzo, è composto dal Podestà di Treviso, dai provveditori delle città e da 12 membri chiamati a rappresentare le comunità bagnate dalle canalizzazioni della Brentella.

Questa commissione perciò svolge un ruolo importantissimo nello sviluppo del territorio trevigiano, non solo perché è l'organo preposto al controllo dell'acqua, ma soprattutto perché si occupa della progettazione e del coordinamento di tutti gli interventi di bonifica che vengono attuati nella zona e che ne cambiano radicalmente l’aspetto. Infatti, qualsiasi opera nuova o intervento su canalizzazioni esistenti deve necessariamente avere il benestare dell'Uffizio che esercita così il suo potere diretto sul territorio trevigiano mentre il governo della Serenissima si limita a vigilare a distanza sull'operato della commissione.
Ovviamente, i membri dell'Uffizio, vengono scelti tra le famiglie più potenti del Trevigiano e perciò, far parte dell’Uffizio diviene meta ambita da tutti, non solo per una questione di prestigio personale, ma perché questa carica offre a ognuno la possibilità di tutelare i propri beni.
Anche la famiglia Onigo e la famiglia Azzoni, che hanno possedimenti a Trevignano, distinguendosi per capacità e perizia nello svolgimento degli incarichi, verrano più volte chiamati a far parte dell’Uffizio.
In questo periodo, i membri dell'Uffizio hanno molti compiti da assolvere; i canali e le seriole necessitano spesso di interventi di manutenzione e frequenti sono le denuncie di abusi nell’utilizzo dell’acqua.
Delibere, sentenze e procedimenti vari vanno perciò di volta in volta a predisporre ogni tipo di intervento per lo scavo o l'espurgo dei canali o si preoccupano di fare giustizia nei casi di abuso nell’utilizzo dell’acqua. Tutte queste delibere, emanate tra il 1435 ed il 1688, vengono raccolte nel Libro rosso della Brentella, "rosso" per il colore del cuoio della copertina. Ancor oggi questa documentazione è consultabile presso l’archivio del consorzio Brentella e fornisce un’immagine chiara sullo stato del canale e sul radicale mutamento che l’aspetto della campagna trevigiana ha subito.
Per troppo tempo la "gestione delle acque", in mancanza di un preciso regolamento, era stata affidata all'arbitrarietà di ogni singola commissione.
Così con il continuo scavo di nuovi canali, con il potenziamento della rete e di conseguenza con l'aumento delle zone e delle popolazioni servite, si fa sempre più impellente la necessità di mettere ordine con un regolamento generale. Queste sentenze che segnano la storia dell’Uffizio delle acque, vengono elaborate tra la metà del '400 e la seconda metà del '500, prendono il nome dai nobili che le hanno emanate e dettano norme precise al riguardo del potenziamento e del ripristino dei canali, del corretto uso dell'acqua e fissano le pene da infliggere ai contravventori.

Ma è soprattutto Fra’ Giocondo veronese a segnare la storia del Canale della Brentella. Uomo colto, noto esperto di idraulica, viene chiamato nel '500 ad ammodernare l'intero sistema di canalizzazione della Brentella. In quel periodo infatti il canale si presenta in molte parti danneggiato e comunque la sua portata si dimostra, ancora una volta, insufficente al fabbisogno delle popolazioni interessate. Tra i beneficiari serpeggia perciò, un certo malcontento. I costosi lavori eseguiti sin qui per il potenziamento dei canali si sono dimostrati inutili e la già difficile situazione si è ancor di più aggravata con lo straripamento del Piave.
Fra’ Giocondo, dopo un accurato studio, elabora un ingegnoso progetto che comprende numerosi interventi. Per primo consiglia di lasciare a Pederobba il luogo per la presa delle acque, mentre molti lo volevano spostare altrove. Poi propone il livellamento degli alvei conservando i mulini e le roste esistenti e consiglia di installare nuove porte in pietra all'imboccatura. Per ovviare ai depositi di ghiaia che spesso ostruiscono il canale, costituendo un grave problema, egli consiglia di lasciare sempre aperta una porta in modo che l'acqua scorrendo continuamente eviti di lasciare depositi di terreno. Inoltre, ad Onigo, prevede l’esecuzione di un ponte-canale detto Salto del Gatto. Con questo sistema, due canali si possono incrociare in un punto, senza che uno dei due intralci il corso dell’altro.
In fine Fra’ Giocondo, ridisegna il corso del canale principale allargandolo in modo da aumentarne la portata.
Da allora il Canale della Brentella viene considerato opera di Fra’ Giocondo anche se non tutti gli interventi progettati furono eseguiti e l’esecuzione di quelli realizzati fu ritardata e diretta da altri ingegneri.

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Ma la caduta della Serenissima impedirà la completa realizzazione di questo progetto. Infatti con la fine della Repubblica di Venezia si dissolvono tutte quelle magistrature che per anni hanno regolato il territorio della Serenissima e con queste scompare anche l’Uffizio delle Acque incaricato di dar corso al progetto di risistemazione del canale.
Durante la dominazione francese i provvedimenti riguardanti l’acqua ed il suo utilizzo, verranno adottati singolarmente dal governo centrale e solo più tardi, durante il Regno d’Italia, al consorzio della Brentella di Pederobba viene di nuovo riconosciuta la realtà giuridica di consorzio. L’ente allora viene indicato come il continuatore dell' antico Uffizio delle Acque di Treviso e gli vengono di nuovo conferiti pieni poteri nella gestione delle acque.
La dominazione Austriaca mantiene la legislazione vigente con il Regno d'Italia ed il consorzio, chiamato Presidenza del Consorzio della Brentella di Pederebba e formato da 21 comuni, viene diretto da cinque membri, scelti tra i possidenti del comprensorio.
La sua prima sede, sita a Treviso, viene spostata nel 1872 a Montebelluna in villa Legrenzi da dove, tutt'ora, il Consorzio Brentella continua a operare un’ oculata gestione delle acque e un’attenta tutela del territorio.

L’acqua, in tutte le epoche, ha scarseggiato nelle campagne di Trevignano. I nobili che vi avevano possedimenti hanno sempre cercato di porre rimedio al problema costruendo canalizzazioni a proprie spese o a spese, qualche volta, della classe meno abbiente.
Gli Onigo furono i primi a promuovere una serie di opere di bonifica nelle terre di Trevignano e nel 1769 il Conte Cav. Guglielmo d’Onigo “....postosi con amore a studiar il modo di riparare a’danni che ne derivano alla agricoltura del proprio paese e in particolar modo alle ampie campagne che la sua famiglia aveva aride e presso che sterili nelle ville di Trevignano......presentò al competente Uffizio o Collegio delle acque in Treviso un memoriale, supplicando che gli fosse permesso di introdurre, per le porte di Pederobba, quel maggior volume di acqua.... offrendosi di soggiacere a tutte le spese occorrenti per la realizzazione dell’opera ....”2
Lo stesso fecero anche gli altri proprietari terrieri che avevano possedimenti a Falzè, Musano e Signoressa. Ma il problema dell’acqua nelle campagne di Trevignano restò irrisolto.
I contadini dovranno attendere molti secoli prima di poter contare su un’efficente rete idrica. Una volta potenziati i canali esistenti, nuove opere sono state eseguite a più riprese, ma l’ultimo importante e decisivo intervento per portare acqua nelle campagne del Comune, risale ai primi del ‘900.

Infatti, nel 1925, viene inaugurato a Nervesa il Canale della Vittoria. Con la sua costruzione il problema del irrigazione delle campagne può considerarsi risolto. Una delle sue derivazioni, passando per Musano, ancor oggi irriga più di 6000 ha di terreno.
Verso la fine del Settecento, alla vigilia della venuta di Napoleone, Venezia si presenta sprovvista di un’idonea flotta navale, di una potente armata di terra e le sue fortificazioni abbandonate cadono in rovina. Il governo è ora retto dal Doge Ludovico Manin che come Luigi XVI di Francia, è uomo debole che si lascia trascinare dagli eventi. Napoleone scende in Italia nel 1796 e dopo essersi insediato in Lombardia pone sotto assedio Mantova.
Il doge Manin dichiaratosi neutrale di fronte all’avanzata dei francesi e, incapace di controllare la situazione socio-politica che nel frattempo si era creata a Venezia, finisce con il consegnare ai francesi il governo della Serenissima.
Con la caduta della Repubblica Veneziana nel 1797 anche il governo di Treviso e della provincia cambia. Infatti, nell’aprile dello stesso anno, il Generale di Divisione Baragnay d’Hilliers viene nominato da Buonaparte comandante del Trevigiano e in Treviso viene creata una Municipalità provvisoria. La città ora è retta dai proveditori di parte giacobina e la Marca deve subire le pesanti conseguenze derivanti dalla dominazione francese.


Note Bibliografiche

1 R. Binotto “Montebelluna ed il suo comprensorio”, op.cit.
2 A. Serena, “ Il canale della Brentella”, op. cit

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L’OTTOCENTO

Nel 1797 l’invasione delle truppe di Napoleone decreta la fine della Serenissima Repubblica di Venezia, che, stremata dalla guerra e dalle malattie, in breve tempo capitola. Il nuovo secolo si apre con la presenza dei francesi che giungono nella Marca nel 1801 (dove restano fino al 1814) dopo che, con l’Armistizio di Treviso, l’Austria cede i territori alla Francia.

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Dal punto di vista amministrativo la caduta della Serenissima comporta anche la scomparsa della Podesteria di Treviso. Così, nel 1807, il territorio della Provincia viene diviso in tre distretti: quelli di Conegliano e Ceneda a sinistra del Piave e quello di Treviso a destra del fiume; Treviso viene messo a capo del Dipartimento del Tagliamento. I distretti vengono a loro volta divisi in cantoni o mandamenti che comprendono un certo numero di Comuni. Il distretto di Treviso comprende i cantoni di Montebelluna, Treviso e Roncade. Il Comune di Trevignano, che già allora presentava la stessa conformazione di oggi, faceva parte di questo distretto e  apparteneva al mandamento di Montebelluna.
E’ da notare che per la prima volta si parla di "Comune" in senso moderno e non in senso medievale.
Nel 1807, sempre per ordine di Napoleone, viene inoltre indetto un censimento: per la prima volta viene fatta un’accurata indagine sulle condizioni di vita dei veneti, in particolare quelle dei contadini e della povera gente. In questa occasione viene reso noto lo stato delle abitazioni e della salute della cittadinanza e viene redatto anche un primo studio sulla pellagra: malattia quasi sempre mortale e che a più riprese miete numerosissime vittime fra la popolazione più povera del Montebellunese.

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Nello stesso anno viene anche deciso da Napoleone l’accorpamento dei comuni più piccoli. Così Trevignano di Campagna, Falzè di Campagna, Musano e Signoressa che sino al 1810 erano comuni autonomi, ora diventano un unico comune che prende il nome dalla frazione più grande; quella di Trevignano. Questa municipalità resterà sino ai giorni nostri.
Nello stesso periodo, in occasione del decreto napoleonico del 1811 per la razionalizzazione della vita economica del Veneto, viene creato l’Ateneo di Treviso sulle basi della vecchia Accademia di Agricoltura; è un primo passo a dimostrazione del regime prevalentemente agricolo della zona. Questo Ateneo si occupa prevalentemente dello studio e dell’analisi della vita agricola e delle potenzialità che lo sviluppo industriale avrebbe potuto avere rispetto all’agricoltura.

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Il 1813 vede la fine del dominio francese, subito seguito da quello austriaco; Treviso viene occupata dalla cavalleria del Principe Eugenio che ha l’ordine di difendere le Alpi Giulie.
Nel 1814 il Veneto entra a far parte del regno Lombardo-Veneto, così il Comune di Trevignano, che in questo periodo dipende da Montebelluna, entra di fatto a far parte dell’impero austriaco.
Tra i primi provvedimenti del periodo vi sono: l’applicazione del codice penale austriaco e l’imposizione di gravose tasse a tutta la popolazione; tasse che come sempre colpiscono in particolare i ceti meno abbienti. Lo scontento della popolazione sarà tale che negli anni venti tutta l’Italia sarà pervasa da moti rivoluzionari che portano alla Prima Guerra di Indipendenza del 1848.
La povertà raggiunge livelli altissimi tanto da costringere una gran parte della popolazione a darsi al brigantaggio; molte cronache del tempo riportano notizia di assalti alle carrozze, furti alle abitazioni, aggressioni ai pellegrini e ricatti ai commercianti.
Come se non bastasse, nel 1816 la pellagra colpisce il 17% della popolazione di Trevignano e in seguito anche tifo, tubercolosi (in città) e alcolismo, diffusissimo soprattutto nei ceti più bassi, decimano la popolazione della zona. Il colera, nel 1835, su due milioni di abitanti provoca 23.000 morti e 43.000 ammalati.

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Nel 1851 si manifesta in modo diffusissimo la pellagra; seguita dal colera del 1854-55 che miete un morto ogni 31 abitanti e dalla sifilide di cui si registrano 133 casi.
Nel 1851 viene inaugurata la stazione ferroviaria di Treviso e nello stesso tempo viene portata a termine la strada Pontebbana: le nuove strutture viarie che vengono realizzate rientrano in un disegno generale che voleva dotare la zona di una fitta rete di collegamenti in grado di agevolare i commerci.
Nel 1861 viene proclamato il Regno d’Italia e nel 1866 il Veneto vi viene annesso dando così inizio ad un nuovo capitolo della storia italiana.
Alla base della società dell'epoca vi è sempre la famiglia patriarcale, spesso composta da una dozzina di persone dove, all'alta natalità fa contrasto un’altissima mortalità. Infatti non tutti i membri della famiglia riescono a sopravvivere alle malattie e alla malnutrizione che operano una triste selezione naturale.

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Solo nel 1886 viene completata la linea Treviso-Montebelluna che collega il comune di Trevignano, tramite la stazione di Signoressa, ai due centri principali della zona accelerando notevolmente i trasporti viari e gli scambi commerciali.
Inoltre nel comprensorio, ci sono solo 240 corsi d’acqua di cui ben i due terzi vengono sprecati.
Il nuovo tipo di economia che si va diffondendo porta anche alla modifica dell’aspetto urbanistico della zona; il frammentarsi della proprietà in piccoli appezzamenti (causato dalla vendita dei terreni da parte dei nobili che hanno sofferto economicamente delle leggi di esproprio napoleoniche) dà inizio alla nascita delle borgate. Vengono saturati un po’ alla volta gli spazi interni fra le case e in particolare si infittiscono le aree lungo le arterie di maggiore traffico.
Si formano gli insediamenti tipici di questo periodo: case concentrate sui nodi viari o lungo le strade con la classica conformazione lineare, un esempio è il centro di Signoressa.
In seguito si formano le contrade e i colmelli. Anche la campagna inizia a trasformarsi, nascono nuovi nuclei abitativi, dedicati alla coltivazione diretta o alla mezzadria. Ma gli insediamenti sono disordinati a causa della sovrapopolazione.
Persino i poli di attrazione cambiano: prima la borgata gravitava intorno alla villa, adesso gravita intorno alla parrocchia. Questo nuovo accentramento influenzerà la conformazione dei centri all’inizio del nuovo secolo.

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La vita nella seconda metà di questo secolo sarà resa difficile anche per il manifestarsi di pericolose epidemie come il vaiolo che colpisce la popolazione nel 1870 e nel 1872 e nuovamente nel 1877 anno in cui in provincia si registrano 131 casi di morte. Anche nel comune di Trevignano si registreranno molti casi di epidemia e nel 1873, il colera si abbatterà nella provincia di Treviso per la quinta volta dall’inizio del secolo.
L’angina difterica, il morbillo, la scarlattina e la difterite, oltre alla sempre presente tubercolosi continuano a decimare la popolazione colpendo soprattutto gli anziani e i bambini che sono i soggetti più deboli e nel decennio successivo la situazione per quel che riguarda le malattie, non sarà certo migliore. Nel 1881 la pellagra colpisce infatti 2128 persone nella sola provincia di Treviso.
Il 1880 si apre con lo sciopero generale della mietitura conseguenza di una gravissima crisi agraria. Il già precario equilibrio economico viene inoltre minato pericolosamente dalla atrofia del baco da seta e dal crittograma della vite che colpiscono le coltivazioni che sono alla base di tutta l’economia della zona.
Con l’infittirsi della rete di comunicazione viaria attraverso i piroscafi a vapore che trasportano in tempi e costi ridotti il grano americano e quello ucraino dal mar Nero, la seta dalla Cina e dal Giappone ed il riso dall’India, la concorrenza per il Veneto diventa insostenibile. Perciò le sempre più precarie condizioni di vita, spingono le classi meno abbienti a cercare fortuna in paesi lontani ed il fenomeno dell’emigrazione si esaspera.
Le mete degli emigranti sono quei paesi che hanno un’economia basata sull’agricoltura e dove perciò loro possono trovare lo stesso lavoro svolto in patria. La maggior parte dei nostri connazionali partono alla volta dell’America del Sud e del Brasile dove lavorano nelle fazende e nelle piantagioni di zucchero.

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Note Bibliografiche

1 R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit.
2 E. Brunetta, La Camera di Commercio, op. cit.
3 R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit.
4 E. Brunetta, La Camera di Commercio, op. cit.
5 R. Binotto, Montebelluna e il suo comprensorio, op. cit.
6  ibidem.
7 E. Brunetta, La Camera di Commercio, op. cit.
8  ibidem.
9 E. Franzina, Merica! Merica! op. cit.

I PROTAGONISTI DELLE GUERRE D’INDIPENDENZA

Numerosi sono gli atti di eroismo dei cittadini trevigiani durante il periodo delle guerre di indipendenza nella lotta contro gli invasori. Spesso, oltre a distinguersi sui campi di battaglia, i trevigiani si organizzano in Società Segrete che, nell’ombra, ostacolano la tirannia dell’invasore, rischiando la galera, la tortura o la morte.
Anche nel comune di Trevignano, si assiste ad episodi in cui si misura la grandezza morale ed il valore patriottico di uomini, spesso umili, che combattono per la propria patria. Il tenente di artiglieria Ferdinando Girardi di Musano perde la vista nella battaglia di Custoza nel giugno del 1863; il Conte Guglielmo d’Onigo, padre di Teodolinda (la Contessa sfortunatamente famosa per la cruenta morte), lotta per la libertà e l’indipendenza dell’Italia guidando, nel 1848, gli abitanti di Pederobba contro gli austriaci. Dal Colle di San Sebastiano le truppe italiane cercano di arrestare la marcia degli austriaci fancendogli precipitare addosso degli enormi massi, che venivano fatti rotolare dal fianco della collina. Non si sa con certezza come mai il Conte si fosse schierato contro gli invasori dato che suo padre Girolamo, sotto Napoleone, era prefetto di Belluno e sotto l’Austria viceprefetto di Treviso.


IL NOVECENTO


Il ventesimo secolo si apre per Trevignano con una serie di importanti novità; viene inaugurato il campanile della chiesa di Signoressa e a Falzè viene costruito il municipio; due edifici, uno religioso ed uno pubblico, nei quali la comunità, riconoscendosi può guardare al nuovo secolo con rinnovato ottimismo.
Infatti anche se la vita della popolazione, scorre tranquilla seguendo i ritmi ancestrali, tipici della campagna veneta, povertà, malnutrizione, malattie endemiche continuano a rendere particolarmente difficili le condizioni di vita della maggior parte della gente residente nel Comune di Trevignano.
E’ uno spaccato di vita contadina fatto di soprusi, ignoranza e miseria in stridente contrasto con il progresso e le novità di inizio secolo, quello che viene portato all’attenzione dell’opinione pubblica dall’omicidio della contessa Onigo, uccisa proprio da un contadino di Trevignano nel 1903.
Lo scoppio delle due guerre mondiali, che devasteranno la zona nella prima metà del secolo, non farà altro che aggravare la già difficile situazione socio-economica del Comune; una situazione che genera il grave problema dell’emigrazione, una piaga sociale, che avrà bisogno di diverso tempo prima di potersi risanare.

Il palazzo municipale, dalle inconfondibili linee architettoniche ottocentesche, viene eretto a Falzè, frazione al centro del territorio comunale, nel 1901.
I locali al suo interno, si rivelarono irrazionali ed insufficienti e pertanto furono modificati e riadattati a più riprese. Ancor oggi, continua a dimostrarsi una sede incapace di soddisfare le necessità operative, tanto che alcuni uffici e servizi hanno dovuto trovare spazio negli edifici adiacenti; la sala consigliare e la biblioteca, ad esempio, sono state collocate nell’edificio delle vecchie scuole elementari del paese e da lì verranno ancora spostate.

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LA Iª GUERRA MONDIALE

Il 4 agosto 1914 i tedeschi varcano la frontiera del Belgio, immediatamente l’Inghilterra dichiara guerra alla Germania e nei giorni successivi il conflitto coinvolge la Francia, l’Austria, la Russia, la Serbia, e l’Ungheria; solo l’Italia ritarda al 1915 il suo ingresso nel conflitto mondiale.
L’Italia è appena uscita dallo schieramento che vede opposti la Triplice Alleanza e l’Intesa ed entra in guerra per motivi economici ed espansionisti, più che per amore della libertà o per la redenzione nazionale.
Anche se il conflitto da prima si sviluppa a livello europeo e poi diviene mondiale, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America nel 1917, per l’Italia è, e resta, una sorta di guerra personale contro l’Austria.
E’ proprio questo aspetto "regionale" del conflitto che caratterizza per noi questa guerra rispetto alle precedenti. Questo infatti, non è un conflitto vissuto solo dagli uomini d’armi, ma è una lotta in cui è coinvolta tutta la popolazione civile; vecchi e giovani, uomini, donne e bambini, sono impegnati più che mai per combattere contro l’invasore.
In Veneto, terra di confine più che in ogni altra regione d’Italia, si esprime e manifesta in maniera evidente il duplice schieramento dei movimenti interventisti e neutralisti. Nelle grandi città, Venezia, Treviso e Padova, nascono movimenti ideologici dove prevarrà la volontà di entrare in guerra.
Proprio dai campi di aviazione padovani, Gabriele D’annunzio darà inizio alla sua avventura con il mitico volo su Vienna.
Perciò sin dal 1916 i Veneti, si ritrovano la guerra “fuori le porte di casa”, e già dall’occupazione austriaca dell’altipiano dei Sette Comuni le popolazioni si sentono minacciate dagli invasori e cercano di fuggire dalla zona.
Nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, la ritirata dell’esercito italiano fino alla linea di resistenza del Piave e del Grappa e i continui bombardamenti degli austriaci, fanno cadere nello sconforto la popolazione e i militari impegnati nel conflitto.
Sotto l’incalzare delle truppe austro-tedesche, l’esercito italiano si vede costretto a far retrocedere ulteriormente le truppe oltre il Piave ed il Montello.
La situazione fa temere che il nemico possa invadere il Veneto utilizzando la fitta rete di strade presente nel territorio, così viene presa la decisone di far saltare i ponti sui corsi d’acqua e lasciare che le piene dei fiumi ed in particolare del Piave, facciano il resto, giocando in tutto per tutto contro le truppe nemiche.
In ottobre infatti, una piena eccezionale del Piave travolge gli eserciti austriaci (da cui il famoso verso della canzone “e il Piave mormorò: non passa lo straniero”).
Caporetto, con la ritirata generale ordinata da Cadorna, rappresenta per il Paese un momento di crisi militare ma anche politica; l’opinione pubblica italiana si divide fra chi vuole la pace, chi teme che con la pace il Paese ritorni ad una condizione pre-risorgimentale e chi al di là di ogni risoluzione si preoccupa principalmente del disequilibrio esistente fra classi sociali e vede nella guerra una possibile soluzione alla lotta di classe.
Nel Veneto poi, la situazione è ancor più caotica: 300.000 militari sbandati e privi di comando, vagano per la regione, dibattuti fra ordini e contrordini, indecisi fra attacco e ritirata. Infatti mentre migliaia di uomini si ritirano, le numerose truppe di rincalzo si muovono in senso opposto con il conseguente risultato che i soldati, non riuscendo a capire le strategie del genio militare, si sentono completamente abbandonati a se stessi e si scoraggiano favorendo così il nemico.
Anche tra la gente è diffuso un certo malcontento che genera opinioni contrastanti. Infatti la popolazione si divide fra chi ha paura degli austriaci e li vede come nemici invasori e chi invece, identificando l’Austria come il “Sovrano paterno” sostiene che senza l’aiuto degli alleati la guerra e le sofferenze sarebbero terminate già da tempo.
Ma nel frattempo e nonostante tutto, l’esercito italiano ed in particolare gli alpini del Veneto, continuano a combattere strenuamente contro il nemico.
“L’unione fa la forza” e solo quando la popolazione si rende finalmente conto, che gli austriaci sono solo degli invasori, inizia la difesa del territorio. L’importante incarico di riunire la gente sotto la stessa bandiera, rafforzando lo spirito nazionalista, viene affidato ai parroci dei centri minori ed al Vescovo di Treviso (Beato Giacinto Longhin), il quale tra l’altro si trova anche a dover supplire alla mancanza di un’autorità civile che invece si va dimostrando distante ed oscura.
Anche il Comune di Trevignano risente della situazione caotica che segue la disfatta di Caporetto: le truppe in ritirata in drappelli sparsi chiedono asilo alla popolazione della zona. Trevignano accoglie le truppe in ritirata, mentre Villa Coletti di Musano è destinata ed attezzata per ospitare il Comando Generale dell’esercito, che aveva il preciso ordine di riunire le truppe sparse e preparare la controffensiva.
In questi giorni le strade del Comune sono percorse da commandi armati e convogli militari mentre numerosi ospedali da campo vengono improvvisati nelle frazioni di Trevignano, Musano e Falzè.
Villa Onigo a Trevignano diviene un vero e proprio ospedale della Croce Rossa Italiana, e ancor oggi, all’interno della villa, si possono trovare testimonianze di questa sua destinazione d’uso, come la scritta “sala chirurgica” dipinta sullo stipite della porta d’ingresso al salone principale del primo piano.
Fino alla fine della guerra molti degli edifici in Comune ospitano comandanti e soldati, o vengono utilizzati come depositi di munizioni o di derrate alimentari. Verso la fine del 1917 vengono destinati a Trevignano anche alcuni drappelli inglesi. Quasi in concomitanza con l’arrivo delle truppe, iniziano anche i primi bombardamenti della zona. Da Istrana, partono gli apparecchi per la controffensiva aerea e durante uno dei numerosi combattimenti vengono abbattuti ben quattordici apparecchi nemici che precipitando nelle campagne del Comune causano morti e numerosi danni.1
Nel 1918 un’altra di queste incursioni aeree, miete ancora vittime a Trevignano: il nemico sgancia disordinatamente una serie di bombe nei pressi della chiesa di Musano e due civili e alcuni militari del vicino campo inglese muoiono.
Il Comune di Trevignano continua a servire come base d’appoggio per le truppe alleate e i battaglioni del nostro esercito, divenendo anche teatro di alcuni scontri con il nemico. Nelle campagne di Musano e Signoressa vengono piazzati anche alcuni grossi cannoni per preparare l’offensiva contro le truppe austriache.
Il Re Vittorio Emanuele III stesso, da Musano, guida le sue truppe e in villa Coletti, quartier generale dell’esercito, organizza l’offensiva contro gli invasori.
Ma Trevignano in questo periodo è frequentato anche da un’altro personaggio illustre che ha combattuto eroicamente in questa guerra: Francesco Baracca, asso della Aviazione.


Egli infatti è solito mangiare e rifocillarsi presso la trattoria Zanella di Trevignano, dove si reca con gli altri piloti, dopo essere atterrato nel vicino campo d’aviazione e a Musano invece si reca spesso a prendere il latte. Purtroppo l’eroe perderà la vita nei cieli di Montebelluna dopo aver abbattuto nella sua carriera militare ben 34 aerei nemici e a Nervesa della Battaglia, sul luogo dove furono rinvenuti i resti del suo aereo, è stato eretto il suo sacello.
Il 4 novembre del 1918, gli austriaci firmano l’armistizio e alla notizia della fine della guerra, tutte le campane del comune di Trevignano, si uniscono a quelle degli altri paesi del montebellunese e della Marca e risuonano a festa dopo anni di silenzio.
Il Comune ora si appresta alla ricostruzione ed attende il ritorno degli uomini andati al fronte e ancora lontani.
Il bilancio totale della guerra è terribile: si contano 500.000 morti, altrettanti invalidi ed un milione di feriti ed anche per Trevignano il bilancio delle vittime e dei dispersi è pesante sono ben 86 i caduti.
Da questa guerra, l’Europa e l’Italia ne escono trasformate, ma il Veneto principale teatro degli scontri ne porterà i segni più evidenti.
Il dopoguerra perciò rappresenta per la provincia di Treviso un altro periodo difficile.
Nel 1919 la lotta di classe si inasprisce, anche perché le condizioni di vita della popolazione sono durissime. L’agricoltura, che è la principale attività su cui si basa l’economia della zona, si dimostra incapace di garantire un buon tenore di vita ai contadini e la situazione, degenerando, costringe la gente ad emigrare dal paese.
L’emigrazione di questo primo dopoguerra comincia ad assumere proporzioni preoccupanti; negli anni venti infatti se ne vanno da Trevignano una sessantina di persone e chi aveva visto nella guerra una possibile soluzione al problema della lotta di classe resta deluso. I problemi economici e sociali esistenti prima del conflitto, permangono e subito dopo la fine della guerra, affiorano con maggiore vigore rafforzando sempre più l’ideologia del fascismo.
La popolazione del comune non ha però dimenticato le sue vittime ed i cittadini innalzano, nel centro di ogni frazione, dei monumenti a perenne ricordo.

LA IIª GUERRA MONDIALE


L’Italia entra in guerra il 10 giugno del 1940 dopo l’invasione di Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio e Olanda da parte della Germania a cui l’Italia era alleata.
Il 28 ottobre dello stesso anno, il nostro Paese si muove contro la Grecia, ma l’impresa, mal condotta, ha un esito negativo e negli scontri perdono la vita anche numerosi soldati trevigiani che facevano parte delle truppe italiane.
Nel 41 le truppe dell’asse si scontrano con la Jugoslavia in un conflitto sanguinoso che presto si trasforma in una spietata caccia ai partigiani.
Nuove dichiarazioni di guerra allargano sempre più il conflitto dal punto di vista sociale e geografico, che diventa così una sorta di “guerra totale”.
Mentre nella Prima Guerra Mondiale, il conflitto per noi si è svolto in gran parte nel Veneto, nella Seconda il territorio della regione entra in gioco solo negli ultimi mesi di guerra.
Il Veneto infatti grazie alla sua posizione di confine assume un ruolo particolarmente importante solo in un secondo momento, quando cioè, diventa un corridoio di fuga per i tedeschi che battono in ritirata dirigendosi o verso l’Austria o verso la Jugoslavia.
La fuga delle truppe tedesche, attraverso il Veneto contribuisce a far concentrare i bombardamenti anglo-americani sui punti strategici del territorio come ponti, strade e linee di comunicazione.
Ma in questo periodo i frequenti  bombardamenti a tappeto degli eserciti si scagliano anche contro le città venete, bombardando senza distinzione sia le abitazioni che le zone militari strategiche.
Questo nuovo modo di combattere che coinvolse direttamente anche i civili, non solo rende questa guerra più cruenta, ma fa cadere nel panico e nello sconforto tutta la popolazione oltre che le truppe.
Anche Treviso viene bombardata nell’aprile del 1944; numerosissime sono le vittime ed ingenti i danni. Questi continui bombardamenti che seminano morte e distruzione, costringono la gente a vivere in pessime condizioni igienico-sanitarie e a soffrire la fame. Mentre l’economia a brandelli favorisce anche la nascita del mercato nero.
Tutte le azioni di guerra intraprese destabilizzano sia economicamente che politicamente dapprima l’Italia e poi anche la Germania. Le sconfitte sul fronte russo ed africano fanno il resto e decretano la risoluzione della guerra a sfavore dell’Italia, che a questo punto messa alle strette, cerca di uscire dal conflitto.
Nel luglio del 43, la guerra si avvia verso la conclusione con l’aiuto degli eserciti anglo-americani che sbarcano in Sicilia e in settembre passano alla conquista della penisola. Da prima si dirigono verso Anzio e Roma e poi risalgono il paese andando a liberare il nord dell’Italia. E’ da questo momento che il governo fascista si può considerare caduto. L’Italia ora cessa di esistere come Stato unitario e riconosciuto e diviene invece un territorio in balia dei vari eserciti: i fascisti superstiti e i partigiani a nord e gli americani ed il Governo del Re a Sud.
Contro il “nemico tedesco” la popolazione organizza un movimento di Resistenza, che in zona è particolarmente forte e aiutato anche dalla conformazione stessa dei luoghi che ben si prestano a dare rifugio ai partigiani. Così i boschi e i monti del Trevigiano, divengono teatro di costanti scontri tra la Resistenza e i tedeschi.
I partigiani però ben presto, si trovano a dover lottare oltre che contro le truppe tedesche, anche contro le “Camice Nere” e l’ostilità della gente che non vuole guai. Infatti proprio per alimentare il malcontento, la paura e soprattutto per scoraggiare i sostenitori della Resistenza, i tedeschi si fanno rivalsa sui civili con azioni di rappresaglia contro i sabotaggi operati dai partigiani. Inoltre, braccati ed in continua fuga, anche i partigiani, in nome della Resistenza, si appropriano spesso delle già povere scorte alimentari dei contadini, costringendoli a collaborare. Ma se da una parte questo alimenta l'ostilità e l’indifferenza, numerosi restano coloro che comunque collaborano, stampando volantini, procurando importanti informazioni, nascondendo militari alleati o aiutando in qualche modo i militari alleati e i partigiani in fuga.
I partigiani cercano di destabilizzare il potere tedesco che ha il quartier generale di zona a Montebelluna; ma più che ingaggiando veri e propri scontri diretti, preferiscono intraprendere azioni di sabotaggio e di logoramento, nelle quali molti di loro perdono la vita. Quelli che vengono catturati, spesso sono torturati ed uccisi. Tristemente famose sono le frequenti fucilazioni e le forche, oltre che le rappresaglie sulla popolazione civile colpevole di averli protetti.
Anche a Trevignano vengono compiute alcune rappresaglie. Durante una di queste vengono uccisi dieci uomini: i Dieci Martiri di Zapparè. Arrestati e fucilati senza processo nella notte tra il 4 ed il 5 aprile 1945.
Il 30 aprile sempre dello stesso anno, un altro rastrellamento di civili viene compiuto a Falzè, in risposta al rapimento ad opera dei partigiani, di quattro soldati tedeschi e due cavalli. Trenta persone, tra uomini e donne, vengono arrestati per essere fucilati.
Viene convocato anche il parroco di Trevignano, Monsignor Mazzarollo, che deve dare l’estrema unzione.
Il parroco con gesto eroico ed altruista, mettendosi di fronte alla mitragliatrice offre la sua vita in cambio degli ostaggi. Questo gesto imprevisto, sorprende il comandante tedesco che decide di temporeggiare. I partigiani, nel frattempo liberano i soldati tedeschi e la strage viene così evitata.
A ricordo dell’episodio, in via Cornarotta, proprio nel luogo dove doveva svolgersi l’esecuzione, è stato poi eretto un capitello dedicato alla Madonna.
L’accanimento dei tedeschi contro la popolazione di Trevignano era dovuto anche al fatto che molti giovani del Comune stavano sostenendo le brigate partigiane Garibaldi e Bavaresco. Infatti la Resistenza in zona, è molto attiva e compie diverse azioni di sabotaggio; fa saltare la linea ferroviaria Treviso-Montebelluna ed interrompe frequentemente le strade con mine o altri mezzi.
Il 2 maggio 1945 le forze tedesche capitolano e per l’Italia la guerra si può considerare definitivamente conclusa. Il bilancio delle vittime è altissimo e anche il Comune di Trevignano piange i suoi caduti; 68 sono le vittime di questa guerra e fra essi ve ne sono 10 morti sul fronte italo greco e 6 su quello russo (quasi tutti alpini).
Ma accanto ai molti soldati caduti al fronte, non devono essere dimenticate anche le numerose vittime civili e tutti quelli che hanno perso la vita nei campi di concentramento nazisti.
A tale proposito è stata fondata l’Associazione Nazionale Ex Internati (A.N.E.I.).

Note Bibliografiche

1 O. Sottana; Uomini e fatti, op. cit.
2 ibidem.


I LUOGHI DELLA GUERRA


Sono molti i luoghi che hanno caratterizzato gli scontri nel primo conflitto mondiale, alcuni sono entrati nell’immaginario collettivo come il simbolo della guerra stessa, della Resistenza e della vittoria.
Il Monte Grappa, ad esempio, è un elemento importante nella catena di monti e di fiumi che hanno fatto da confine provvisorio fra l’ esercito austro-ungarico e quello italiano. La sua vetta oltre a divenire simbolo di resistenza e di riscatto, ricorda con un imponente monumento  anche il luogo di numerose carneficine e di battaglie nelle quali centinaia di uomini hanno trovato la morte. Così è anche per il Montello.
Ma più di tutti, simbolo di questa guerra resterà il Piave; teatro della prima controffensiva dopo la disfatta di Caporetto  è stato il luogo dove l’esercito italiano è riuscito a bloccare l’invasore e a vincere la Prima Guerra Mondiale.


I BOMBARDAMENTI


Tutte le città del Veneto, esclusa Venezia, subiscono frequenti bombardamenti aerei e questi spesso finiscono con il distruggere e stravolgere l’aspetto delle città.
Treviso viene attaccata a più riprese ed uno dei peggiori bombardamenti che subisce è quello del  Venerdì Santo dell’aprile del 1944. In tale occasione, si registrano più di 1200 morti in città, 2000 in provincia e vengono distrutti un gran numero di palazzi di notevole valore storico-artistico.
In genere i bersagli più frequenti nei bombardamenti sono gli obbiettivi importanti dal punto di vista strategico-militare (linee ferroviarie, stazioni e arterie viarie), sconosciute perciò sono le reali motivazioni che hanno spinto ad un tale accanimento del nemico verso la città. Una delle ipotesi è che lo scopo del bombardamento fosse quello di colpire qualche segreto quartier generale o qualche personaggio importante che transitava in zona.
Numerose sono le testimonianze scritte o fotografiche di questo bombardamento e  di recente, in occasione del cinquantesimo anniversario, è stato restaurato e messo in onda da una televisione locale, anche un video storico girato all’epoca.


I DIECI MARTIRI DI ZAPPARÉ

Durante la seconda guerra mondiale le truppe tedesche avevano vietato agli abitanti di dare asilo ai partigiani minacciando rappresaglie sulla popolazione; “per ogni tedesco ucciso dieci uomini italiani fucilati!”
Ma nel 1945 un gruppo di partigiani che operava nella zona, trova comunque rifugio in alcune case contadine della borgata di Zapparè nel comune di Trevignano.
I tedeschi, venuti a conoscenza della cosa grazie ad una spia fascista circondano  subito la zona. Ne nasce un conflitto a fuoco, ma i partigiani riescono a scappare e i tedeschi di conseguenza, infuriati, intraprendono le minacciate azioni di rappresaglia sulla popolazione del paese ed in particolare della borgata di Zapparè. Così, dopo lo scontro, la notte tra il 4 ed il 5 aprile incendiano alcune case di Zapparè e compiono una retata. Arrestano dieci uomini tra le famiglie sospettate di aver collaborato con i partigiani e li conducono a Montebelluna dove poi, nel campo sportivo della città, li fucilano senza processo. A memoria di questo eccidio, quel campo sportivo che ora è un parcheggio, è stato intitolato proprio a loro:

I Dieci Martiri di Zapparè.

Recentemente, in occasione del cinquantesimo anniversario della strage, gli abitanti di Trevignano hanno voluto ricordare questi loro dieci compaesani, edificando a Zapparè un nuovo in luogo di quello vecchio. In quest’occasione è stata stampata anche un’ottima pubblicazione commemorativa curata da Primo Durigon e Tiziano Sovernigo.
E’ una raccolta di testimonianze e documenti storici, per non dimenticare.

I SINDACI DI TREVIGNANO

La radicale trasformazione che il Comune di Trevignano, ha subito in questo secolo, la si deve in gran parte anche alla dedizione degli amministratori usciti dalle libere consultazioni elettorali del dopoguerra:

1946- 1960         Erminio Favotto

1960-1964          Nilo Pivetta

1964-1970          Antonio Feltrin

1970-1974          Antonio Feltrin

                         Alfeo Cattelan (dall’ ott.’74)

1975-1979          Lino Pizzolato,

                         Giovanni Bettio (dal feb.’76)

                         Fernando Bellan (dal gen.’77)

                         Silvano Venturato (dal gen.’80)

1980-1985          Silvano Venturato,

                         Elia Zanatta (dal dic.’82)

1985-1989          Angelo Frassetto

                         Commissario Prefettizio (dal lug.’89)

1989-1993          Costante Favero

                         Commissario Prefettizio (dall’ Ago.’93)

1993–1997         Gino Pozzebon

1997–2002         Gino Pozzebon

2002-2007          Franco Bonesso

2007-2012          Franco Bonesso

2012-...              Ruggero Feltrin




 

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